di Valentino De Bernardis –

Nella tarda serata del 25 agosto, è giunta la tanto attesa fumata bianca dai negoziati tra Serbia e Kosovo tenuti a Bruxelles. Dopo l’ennesima giornata di incontri tra le due delegazioni guidate dal primo ministro serbo Aleksander Vucic e da quello kosovaro Isa Mustafa, sotto l’egida dell’Alto rappresentate dell’Unione per gli Affari Esteri Federica Mogherini, le parti sono arrivate ad una soluzione condivisa su alcuni tematiche che rappresentavano uno stallo alla normalizzazione dei rapporti bilaterali tra Belgrado e Pristina, oltre che al processo di integrazione europea in cui entrambe le capitali sono fortemente impegnate.

L’accordo forse più importante è quello riguardante i principi generali per la costituzione di una Unione dei comuni Serbi (Zso) che dovrebbe riguardare le municipalità di Kosovska Mitrovica, Zvecan, Zubin Potok, Leposavic, Gracanica, Strpce, Novo Brdo, Ranilug, Pasjane, Partes e Klokot. A darne notizia il primo ministro Aleksander Vucic che ha annunciato alla Radio-televisione serba (RTS) come la Zso avrà una ampia autonomia con la nomina di un presidente, un’assemblea, un concilio, uno stemma e una propria bandiera finanziato direttamente dalle casse di Belgrado, senza ulteriore aumento della tassazione.

Gli altri tre accordi firmati riguardano il settore energetico (distribuzione), quello delle telecomunicazioni (la Serbia avrà una propria compagnia di telecomunicazioni in Kosovo), oltre che alla regolamentazione della circolazione del ponte sul fiume Ibar in Kosovska Mitrovica.

Difficile dire chi tra Serbia e Kosovo possa ritenersi vincitore degli accordi stilati. Se da un lato è vero che Belgrado ha ottenuto un’importante vittoria con la futura costituzione della Zso dall’altro è altrettanto vera la riflessione fatta dal ministro degli Esteri kosovaro Hashim Thaci secondo cui la Serbia in qualche modo ha riconosciuto il Kosovo come uno Stato indipendente.

La fumata bianca del 25 agosto segue di oltre due anni la firma degli storici trattati dell’aprile 2013, in cui i due primi ministri dell’epoca Ivica Dacic (Serbia) e Hashim Thaci (Kosovo) diedero vita ad una prima normalizzazione dei rapporti bilaterali, che funse da catalizzatore affinché la Serbia potesse pochi mesi dopo (gennaio 2014) iniziare formalmente i negoziati di accesso all’Unione Europea.

Quello che rimane ancora da capire è la relazione che adotteranno i principali partiti nazionalisti in entrambi i paesi. La posizione più delicata la dovrà affrontare certamente Vucic, che oltre a gestire i partiti nazionalisti all’opposizione, dovrà riuscire a far passare la linea di governo anche all’interno del proprio partito dove alcune voci di primo piano sembrano contrarie a qualsiasi forma di maggiori concessioni in favore di Pristina. Non ultimo il presidente della repubblica Tomislav Nikolic, che lo stesso 25 agosto, durante un incontro con Agustin Conde, relatore dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa (Pace), commissione per gli affari politici, ha ribadito che la Serbia non riconoscerà mai l’autoproclamata indipendenza del Kosovo-Metohija (KiM). Rimane quindi da capire quanto e come alcune pressioni politiche, se vi saranno, potranno mettere a rischio la ratifica degli accordi da parte dei rispettivi parlamenti.

La notizia dell’accordo è stato rilanciata poco prima delle 20.00 anche da un twitter della Mogherini che lo ha definito una “pietra miliare nel processo di normalizzazione”, e a quanto pare sembra di poterne condividere l’ottimismo, tenendo però bene a mente che in politica internazionale, e in special modo nei Balcani, l’ottimismo di un buono inizio, si è spesso tramutato in una falsa partenza.

@debernardisv