di C. Alessandro Mauceri –
La Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha assolto la Serbia dall’accusa di genocidio, dopo la causa intentata dalla Croazia per le stragi avvenute nella guerra 1991-1995 presso il villaggio di Vukovar ed altri.
Fra le richieste della Croazia vi era quella del risarcimento per i danni causati “a persone e cose oltre che all’economia croata e all’ambiente”.
La causa è stata portata al Tribunale internazionale nel 1999, mentre nel 2010 Belgrado ha presentato un altro procedimento per l’espulsione dal territorio croato di 230mila serbi, fatto avvenuto sempre nel periodo della guerra.
Il giudice Peter Tomka, presidente della Corte Onu, ha stabilito che “La Croazia non è riuscita a provare le sue accuse secondo le quali è stato commesso un genocidio”.
Quasi contemporaneamente la Corte internazionale di Giustizia dell’Aia ha stabilito che la Croazia non commise genocidio nei confronti della popolazione serba nel 1995. “La Serbia non è riuscita a provare un atto di genocidio (…) contro la popolazione serbe” ha dichiarato il presidente della Corte Peter Tomka.
Si è trattato certamente di due sentenze che avranno conseguenze decisive nei rapporti tra i due Paesi. “Credo che con ciò è stata chiusa una triste pagina del nostro passato, e ne è stata aperta un’altra sul nostro futuro”, ha detto il ministro della Giustizia serbo Nikola Selakovic dopo il verdetto della Corte internazionale di giustizia dell’Aja.
Secondo la Convenzione Onu, si prefigura un genocidio quando le azioni militari hanno l’obiettivo di distruggere in tutto o in parte un gruppo sulla base di ragioni etniche, razziali o religiose.
Ebbene, secondo le Nazioni Unite, non esistono “prove sufficienti” per affermare “oltre ogni ragionevole dubbio” che la Serbia o la Croazia hanno commisero genocidio l’una contro l’altra nel corso della sanguinosa guerra dei Balcani. Lo hanno deciso i 17 giudici della Corte Internazionale di Giustizia dell’Onu dell’Aja. Di certo, con questa sentenza, è stato steso un velo sul passato dei due Paesi e su non meno di 250.000 morti (solo tra i civili), tra i quali 16.000 bambini (dati dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati). Morti ritrovati in centinaia di fosse comuni (ne sono state già trovate 187, ma se ne continuano a scoprire) oppure uccisi nei 962 campi di prigionia oppure morti a causa delle torture subite (sono stati documentati almeno 50.000 casi di tortura).
Persone uccise solo a causa della loro etnia ma che, da oggi, dopo la sentenza dei giudici dell’Aja, sono solo numeri di un passato che non interessa più a nessuno.
Si attendono ora le reazioni delle due parti: poco prima del pronunciamento della sentenza il ministro egli Esteri serbo Ivica Dacic ha dichiarato che la decisione della Cpi “rappresenterà forse uno degli avvenimenti più importanti per le relazioni bilaterali con la Croazia”, “Segnerà probabilmente la fine di un processo durato 15, 20 anni, metterà fine alla lotta tra due Paesi per dimostrare che è stato il peggiore criminale” ed “è forse un’opportunità di lasciarci il passato alle spalle e di guardare al futuro”.

