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Fra la Serbia e l’Albania ci si sta avvicinando sempre più alla crisi diplomatica: dopo la partita sospesa il 14 ottobre tra le due squadre nazionali per un drone calato sul campo con la bandiera della “Grande Albania”, i tifosi di un’altra partita, quella tra la “Stella Rossa” e il “Partizan Belgrade”, hanno bruciato una bandiera del paese di Tirana.
Il tutto è avvenuto a ridosso della visita prevista fra tre giorni, ma non ancora autorizzata, del premier albanese Edi Rama a Belgrado, la prima di un politico albanese in 68 anni, per cui il ministero degli Esteri di Tirana ha chiesto le autorità serbe di individuare e processare i colpevoli del gesto e ha invitato Belgrado a prendere le distanze da “eventi che possano risultare dannosi per il futuro e la stabilità dei Balcani”.
L’incidente del drone con la bandiera della “Grande Albania” è stato definito da Belgrado “una provocazione politica” e della cosa è stato accusato il fratello del premier albanese, il quale, stando alle accuse, avrebbe addirittura controllato con un radiocomando il velivolo dalla tribuna delle autorità dello stadio.
Ovviamente Olsi Rama, che è stato accolto al rientro a Tirana come un eroe, ha smentito l’accusa.

