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L’osservatorio siriano per i Diritti umani (Osdh), organizzazione vicina alle opposizioni, diretta da Rami Abdel Rahmane e con sede a Londra, ha reso noto che nel 2014 hanno perso la vita nel conflitto siriano 76.021 persone, cioè 32.747 combattenti anti-governativi e 22.627 soldati dell’esercito regolare di Bashar al-Assad; il resto sono civili.

Sempre l’Osdh ha precisato nei giorni scorsi che sono 1.878 le persone giustiziate dall’Isis a partire da giugno, quando Abu Bakr al-Bagdadi ha proclamato la nascita “Califfato”, ovvero che 1.175 dei giustiziati, per lo più per fucilazione, impiccagione e lapidazione, sono civili, di cui 4 bambini e 8 donne. Vi sono poi 930 membri della tribù sunnita di Chaitat, nell’Est della Siria, che si era subito ribellata alle milizie jihadiste già durante l’estate, 502 soldati o miliziani dell’esercito di Bashar al-Assad fatti prigionieri, 120 jihadisti dell’Isis che volevano disertare e 80 di ribelli appartenenti al gruppo rivale di Jabat al-Nusra, affiliato ad al-Qaida.

Le Nazioni Unite hanno riferito che circa 200mila persone sono state uccise in Siria dal 2011.