di Enrico Oliari –

Il presidente siriano Bashar al-Assad non ha chiuso alla proposta di John Kerry di avviare un negoziato ed ha affermato oggi all’agenzia ufficiale Sana che “Stiamo sentendo delle dichiarazioni, ma dobbiamo aspettare le azioni, e poi decideremo”.

Pochi giorni fa è stato il segretario di Stato Usa ad annunciare sorprendentemente l’intenzione dell’amministrazione Obama di cambiare strategia in materia di Siria e quindi di avviare negoziati con Damasco.

Fin dal 2011 gli Stati Uniti hanno appoggiato, senza troppo pensare alle conseguenze, l’insurrezione contro Bashar al-Assad, esattamente come era stato fatto in Egitto e in Libia rispettivamente con Hosni Mubarak e con Muammar Gheddafi. Addirittura erano arrivati sul punto di bombardare le forze di al-Assad a seguito della strage di Ghouta del 2013, dove il gas uccise 1.300 persone, fatto poi imputato agli allora nascenti gruppi jihadisti: in quell’occasione era stata la Russia, che al Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha un seggio permanente e a Tartus, in Siria, una fornitissima base militare, a dare l’altolà agli americani.

E’ poi risultato evidente il supporto dato, non sempre volontariamente, alla nascita ed allo sviluppo dell’Isis accanto al sostegno economico delle monarchie del Golfo e logistico della Turchia per combattere al-Assad senza intervenire direttamente nel conflitto (1); già nel 2014 l’ex Segretario di Stato Usa Hillary Clinton ha ammesso in modo sorprendente che l’Isis “è stato un fallimento. Abbiamo fallito nel voler mettere in piedi una guerriglia anti al-Assad credibile. La forza di opposizione che stavamo creando era composta da islamisti, laici e da gente nel mezzo: l’incapacità di fare ha lasciato un grande vuoto che i jihadisti hanno ormai occupato. Spesso sono stati armati in modo indiscriminato da altre forze e noi non abbiamo fatto nulla per evitarlo” (2).

A fronte di questo quadro John Kerry ha detto due giorni fa in un’intervista alla Cbs che “alla fine dobbiamo negoziare. Abbiamo sempre voluto trattare nel contesto del processo di Ginevra I”, ovvero in base a quanto stabilito dalla conferenza del 30 giugno 2012 indetta dall’allora inviato speciale dell’Onu per la Siria Kofi Annan, cioè la formazione di un nuovo esecutivo in Siria contenente esponenti del governo in carica e dell’opposizione, ma con l’assenza di Bashar al-Assad.

Dopo cinque anni di guerra, 220mila morti e macroscopici errori che hanno portato allo sviluppo del terrorismo internazionale e alla strutturazione dei movimenti pro-califfato, Kerry ha fatto sapere che Washington sta lavorando vigorosamente per “rilanciare gli sforzi” volti a individuare la risoluzione politica della guerra.

Note:

1 – Cfr. E. Oliari, “Isis. Quell’esperimento di Usa, Qatar e Turchia finito davvero male…” – Notizie Geopolitiche, 22 feb 2015;

2 – Cfr. “Hillary Clinton: ‘Failure’ to Help Syrian Rebels Led to the Rise of ISIS” – The Atlantic, 10 ago 2014;