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Al-assad basharIl presidente siriano Bashar al-Assad, rispondendo ad un’intervista per la Ria Novosti, ha aperto all’ipotesi di un governo di transizione che porti a nuove elezioni in 18 mesi, come previsto nelle trattative mediate dall’inviato Onu Staffan de Mistura. Nell’idea del presidente siriano il governo dovrebbe “comprendere forze delle opposizioni, indipendenti e dell’attuale esecutivo”.

L’ipotesi è stata respinta da Asaad al-Zoabi, portavoce dell’Hnc, il comitato delle opposizioni deputato alle trattative di Ginevra, poiché “Le risoluzione internazionali parlano della formazione di un governo di transizione con tutti i poteri, compresi quelli presidenziali”, quindi senza al-Assad.

Ha poi aggiunto che “al-Assad non dovrebbe restare al suo posto neanche un’ora dopo la formazione” del nuovo organismo, poiché “Bashar e la sua cricca vivono su un altro pianeta… tutte le recenti dichiarazioni di al-Assad sono un tentativo di evitare la questione seria”.

In realtà la risoluzione 2254 del Consiglio di Sicurezza Onu indica la creazione di un organo di “governo” per la “transizione politica”, senza tuttavia esprimersi nei dettagli, e non parla della rimozione di Bashar al-Assad, il quale continua a rappresentare una condicio sine qua non, sia per le opposizioni che per la parte di Damasco.

Per al-Zoabi “L’interpretazione di al-Assad della fase di transizione è inaccettabile. La verità è che dobbiamo passare a una nuova situazione, a una nuova tappa basata su un regime pluralista, civile e democratico”.

Democratico e pluralista, ma senza al-Assad e chi lo sostiene.