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Moaz al-Khatib, per quanto dimissionario dopo le polemiche per la “nomina” da parte americana di Ghassan Hitto a numero uno delle opposizioni, ha respinto con decisione l’idea di un intervento militare straniero in Siria, anche perché ciò provocherebbe l’intervento diretto di Russia e di Iran (che già riforniscono di armi il regime) e quindi un’escalation dagli esiti imprevedibili. Inoltre, come ha spiegato al-Khatib, “Un intervento militare straniero in Siria spingerebbe il Paese verso la frammentazione, abbatterebbe la rivoluzione e salverebbe il regime”.
al-Khatib comunque ha auspicato l’impiego dei missili da difesa Patriot, schierati in Turchia lungo il confine, ovvero che vengano attivati per abbattere gli Scud lanciati contro le case dei civili: “I Paesi che vogliono aiutare i siriani lo possono fare in tanti altri modi, per esempio – ha aggiunto Khatib – fornire i territori liberati di un sistema di difesa dai missili del regime”.

