di Enrico Oliari –
Dopo la decisione della Lega Araba di lasciare ai suoi stati membri la libertà di scegliere come e se aiutare militarmente l’opposizione armata siriana, anche la Gran Bretagna fornirà per la prima volta mezzi blindati e armature all’opposizione siriana. Lo riporta il ‘The Indipendent’, il quale scrive che il ministro degli Esteri, William Hague, ha annunciato di aver predisposto “iniziative più efficaci” per sostenere l’opposizione, dopo aver ottenuto un alleggerimento dell’embargo sulle armi dell’Unione Europea, e quindi consentire l’afflusso di attrezzature militari non letali per proteggere civili. In particolar modo la Gran Bretagna invierà in Siria armi di difesa, tra le quali veicoli blindati per aiutare le figure dell’opposizione minacciate dalle forze governative; la spesa iniziale sarà di tre mln di sterline, a cui presto se ne aggiungeranno altri dieci.
Nonostante l’invito del Forieng Office rivolto agli altri paesi di fare altrettanto, il ministro tedesco degli Esteri, Guido Westerwelle, ha già ribadito la contrarietà di Berlino alla fornitura di armi ai ribelli siriani in lotta contro le forze del regime di Bashar al Assad: in un’intervista pubblicata sul ‘Tagesspiegel’, il capo della diplomazia tedesca ha spiegato che “la consegna di armi rischia di alimentare la corsa all’armamento e di provocare una guerra che potrebbe interessare tutta la regione”.
Va detto che da tempo la Germania ha una propria nave stazionata al largo della costa siriana, la quale monitorizza la situazione ed avverte gli insorti dell’alzata in volo degli aerei siriani.
L’allentamento dell’embargo sulla vendita di armi ai ribelli arriva solo pochi giorni dopo il vertice di Roma in cui il Segretario di Stato americano, John Kerry, ha promesso al rappresentante degli oppositori, Moaz al-Khatib, una svolta nell’impegno a sostegno dell’Esercito libero per lo più di carattere economico, ovvero non armi ma soldi per comprarle.
I timori di Westerwelle sono tuttavia corretti, poiché se un paese, come in questo caso la Gran Bretagna, inizia a fornire armi agli insorti, si potrebbe innescare una corsa alla vendita di armamenti da parte dei paesi produttori dagli esiti imprevisti; è vero che già da tempo il regime di Bashar al-Assad riceve armi dalla Russia e dall’Iran, tuttavia accanto agli insorti siriani vi sono anche gruppi jihadisti e persino di al-Qaeda, per cui le azioni di violenza potrebbero travasare il territorio siriano ed interessare altri paesi confinanti, come il Libano, dove di hezbollah sostengono il regime siriano, ed a sud Israele, che non a caso ha rafforzato il proprio apparato difensivo nella regione del Golan.
Va ricordato che la Russia possiede proprio in Siria, a Tartus, una propria base (l’unica, in un panorama che dal Marocco al Kirghyzistan, escluso l’Iran, vede basi statunitensi), dotata di impianti missilistici, navi da guerra, sottomarini, aerei e truppe addestrate.
In questi giorni proprio sulle alture del Golan gli insorti hanno sequestrato 21 peacemaker delle Nazioni Unite di cittadinanza filippina, per cui il ministro degli Esteri Albert del Rosario ne ha chiesto oggi la liberazione ed il rispetto del ruolo di osservatori internazionali.
L’apertura della possibilità di armare in modo ufficiale gli insorti ed i loro alleati evidenzia il vantaggio che le Forze di al-Assad hanno in questo momento nel conflitto siriano, cosa confermata nei giorni scorsi dallo stesso presidente.

