di Enrico Oliari –

E’ in corso oggi a Vienna una conferenza fondamentale sulla crisi siriana, alla luce di elementi nuovi che potrebbero sbloccare una situazione complessa, fatta di non uno ma più conflitti condensati in un unico paese: oppositori contro al-Assad, Isis contro al-Nusra (al-Qaeda), curdi, lealisti e oppositori contro Isis, sciiti contro sunniti, sostenitori delle opposizioni (Turchia, Usa, monarchie del Golfo, Europa) contro sostenitori di Damasco (Hezbollah libanesi, russi, cinesi e Iran), ma anche Qatar contro Arabia Saudita, secondo il protocollo ormai consolidato di sbrigare le loro beghe sul territorio degli altri, com’è avvenuto in Egitto.

Mettere tutti intorno ad un tavolo è come mettere insieme il diavolo e l’acqua santa senza sapere chi sia l’uno e chi l’altro, ma è pacifico che senza questo passaggio non si possa sperare di arrivare alla gestione del conflitto siriano.

Le posizioni erano, fino ad oggi, rigidissime, con Turchia e paesi del Golfo schierati per la rimozione del “dittatore” Bashar al-Assad (come se l’Arabia Saudita fosse la terra dei diritti civili e la Turchia la casa dove tutti vivono felici, curdi e giornalisti compresi), e l’Iran e la Russia che per diversi motivi hanno fatto quadrato attorno a lui.

A sbloccare la situazione è stata, più che l’ennesimo inviato dell’Onu (oggi Staffan de Mistura), l’iniziativa diplomatica di Mosca, con Putin che ha convocato il presidente siriano e l’abile ministro degli Esteri Sergei Lavrov che ha parlato con tutti, dagli iraniani ai siriani, dagli arabi agli occidentali. E la difficilmente nascosta apertura di Washington, con il segretario di Stato John Kerry che aveva affermato la disponibilità a trattare, affermando che le dimissioni di al-Assad “non devono avvenire per forza il giorno tale o il mese talaltro”.

Per i sauditi al-Assad “se ne deve andare subito, o attraverso un processo politico o con la forza”, mentre per gli iraniani è necessaria una “soluzione politica ragionevole” che garantisca la continuità politica verso un nuovo governo, con Bashar al-Assad coinvolto nella fase di transizione.

Sono 17 i partecipanti alla riunione di Vienna. I sauditi sono guidati dal il ministro degli Esteri Adel al-Jubeir, che fino all’ultimo non ha digerito la partecipazione dell’iraniano Mohamed Javad Zarif, il quale ieri si è visto con Kerry proprio a Vienna per parlare del nucleare iraniano; per la Turchia è presente Mevlut Cavusoglu, per l’Ue la Pesc Federica Mogherini, per l’Italia Paolo Gentiloni. I siriani e le opposizioni saranno chiamati in un secondo momento.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha chiesto a tutti di “essere flessibili” ed ha raccomandato di superare le “prospettive nazionali” e operare sotto il segno di una “leadership globale”. “Sino a quando useranno le loro prospettive nazionali, la gente continuerà a soffrire, il mondo intero continuerà a soffrire”, ha dichiarato alla vigilia dell’incontro.