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Anche l’ostaggio statunitense Peter Edward Kassig è stato decapitato in Siria: lo mostra un video diffuso dai jihadisti, dove le immagini sono quelle della vittima vestita con la tuta arancione che richiama i prigionieri di Guantanamo e del jihadista vestito di nero con sullo sfondo il deserto di Raqqa, come nei casi degli altri occidentali che hanno subito la stessa sorte.
Kassig era un cooperante umanitario di 26enne convertitosi all’Islam dopo essere stato inviato come soldato in Medio Oriente qualche anno prima: era stato rapito il primo ottobre dello scorso anno mentre si recava a Deir Ezzoir.
Nella stessa giornata di oggi l’Isis ha diffuso un altro video dove si vedono le decapitazioni di 15 prigionieri siriani, militari appartenenti all’esercito regolare.
Solo pochi giorni fa l’Onu ha denunciato i molti crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati dall’Isis di al-Baghdadi, ed ha parlato di numerose decapitazioni, fucilazioni, violenze sessuali, riduzioni in schiavitù, sequestri e maltrattamenti.
Il 4 ottobre scorso ad essere decapitato, quasi certamente nello stesso luogo, era stato il cooperante britannico Alan Henning, 47 anni, rapito in Siria nel dicembre scorso e padre di due bambini; originario di Manchester, Henning si dedicava a raccogliere aiuti per i bambini siriani e a trasportarli in Siria con una piccola organizzazione di volontariato, la “Aid 4 Syria”. In precedenza erano stati decapitati gli statunitensi James Foley e Steven Sotloff e lo scozzese David Haines.
Per tutti il boia sarebbe “John il Jihadista”, ovvero l’ex rapper londinese Abdel Majed Abdel Bary, di 24 anni, il quale lo scorso anno ha lasciato la famiglia residente in un quartiere alto della capitale per arruolarsi nelle file dell’Isil, branca di al-Qaeda.
Nei giorni scorsi il presidente Usa Barak Obama ha ribadito l’intenzione di non voler cooperare con il leader siriano Bashar al-Assad, per quanto di essere intenzionato a chiedere il permesso di continuare a compiere raid sul territorio siriano contro l’Isis.

