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La Comunità internazionale appare divisa sul fatto che il regime siriano di Bashar al-Assad abbia utilizzato le armi chimiche contro gli insorti: per Israele e la Gran Bretagna non ci sono dubbi, le armi letali sono state usate; di questa opinione era anche fino ad oggi la Francia e difatti i due paesi europei si erano detti pronti, per questo motivo, a vendere armi agli oppositori del regime. Il controllo degli arsenali chimici (la Siria è il paese con il maggior numero di armi chimiche al mondo) si presenta comunque problematico sotto ogni punto di vista, perché se è vero che si era visto nell’utilizzo di tali armi da parte del regime il superamento della linea rossa per cui procedere ad un intervento internazionale, altresì è vero che se gli arsenali dovessero passare in mano alla composita galassia degli insorti, potrebbero essere impiegati dai gruppi jihadisti, anche vicini ad al-Qaeda, che imperversano per il paese mediorientale.

Gli Stati Uniti si sono sempre detti non certi dell’impiego delle armi chimiche da parte dell’esercito siriano, ed oggi anche il ministro degli Esteri Francese, Laurent Fabius, ha affermato ai microfoni di Europe 1  che “Non abbiamo certezze, ci sono indizi che sono stati dati dagli inglesi, e anche dagli americani. Noi, stiamo verificando”. “Non ci sono ancora prove – ha proseguito il ministro – e abbiamo chiesto al segretario generale delle Nazioni unite di ordinare un’inchiesta in tutta la Siria per verificare. E quello che è comunque indicativo, è che la Siria ha rifiutato di lasciar entrare degli ispettori sul suo territorio”.