di Enrico Oliari –

Vi è stato solo un reciproco scambio di accuse tra la Russia e gli Usa e nessuna dichiarazione di condanna alla seduta del Consiglio di sicurezza dell’Onu in merito all’attacco di ieri di aerei statunitensi contro le postazioni dell’esercito regolare a Deir ez-Zor., dove da mesi i militari resistevano all’assedio dei jihadisti dell’Isis. Il raid è costato la vita a numerosi soldati di Damasco, si parla di 62 morti ma fonti arrivano fino a 90, ed a comunicare al comando alleato a Doha di quanto stava accadendo sono stati i russi.

Da subito vi sono state le scuse di Washington, che ha parlato di “errore” e di “perdita di vite non intenzionale”, e la nota, giunta a Damasco attraverso la Russia, ha riportato anche che gli Usa continueranno gli attacchi all’Isis e ad al-Qaeda (Jabhar Fath al-Sham, ex Jabat al-Nusra) in Siria, come pure a perseguire il rispetto della tregua.

Furente Damasco, che ha parlato di “un attacco grave e palese alla Siria e al suo esercito, la prova certa del sostegno degli Stati Uniti al Daesh e ad altri gruppi terroristici”.

All’annuncio della richiesta di convocazione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, che si è svolto alle 24.00 ora italiana, l’ambasciatrice americana alle Nazioni Unite, Samantha Power, ha risposto ai giornalisti che si tratta di “uno stratagemma, una manovra diversiva, una richiesta cinica e ipocrita”: “Mosca deve focalizzarsi sull’attuazione del cessate il fuoco e non su questi giochetti”.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato che “Se prima nutrivamo sospetti che tutto questo era per difendere Jabat al-Nusra, adesso, dopo i raid aerei sull’esercito siriano, siamo giunti alla spaventosa conclusione che la Casa Bianca difende l’Isis”.

Nello scontro diplomatico il presidente russo Vladimir Putin ha ricordato che ancora oggi gli Stati Uniti non hanno collaborato alla stesura della lista dei gruppi siriani che appoggiano i terroristi, come Jaysh al-Islam e Ansar al-Sham, che ad Aleppo hanno ceduto in più occasioni le proprie armi ai qaedisti: “vediamo le forze terroristiche che stanno cercando di riorganizzarsi”, ha detto Putin rispondendo a Barak Obama, il quale poco prima aveva asserito che “gli Usa non faranno altri passi negli accordi con Mosca finché non vedranno sette giorni continui di violenza ridotta e di duraturo accesso umanitario”.

Nella seconda foto: l’assedio dei regolari a Deir ez-Zor.