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Non esiste una soluzione militare per disinnescare la crisi in Siria, anzi il rischio della deflagrazione militare è “la prima cosa da evitare”. Lo ha sottolineato il ministro degli Esteri italiano, Emma Bonino, che in un’intervista a Repubblica ha invece insistito sulla necessità di “sostenere in ogni modo” gli sforzi dei suoi omologhi John Kerry e Sergey Lavrov per “una conferenza di pace «Ginevra 2»”. Secondo la titolare della Farnesina, inoltre, “un’opera di mediazione senza uno dei protagonisti regionali, l’Iran, sarebbe difficile da avviare persino per le Nazioni Unite”. In occasione di «Ginevra 2», ha proseguito il ministro nella sua intervista a Repubblica, “deve parlare la politica” ed è necessario “fermare le armi”. Per stessa ammissione di Bonino “il cammino sarà graduale e difficile”. L’obiettivo, ha evidenziato, è arrivare a “un governo di transizione, esponenti del regime di Assad devono far parte del processo, ma poi bisogna seguire l`impostazione di “Ginevra 1”. Fra l`altro: Ginevra 2 non deve durare una giornata, deve essere l`inizio di un processo. Dobbiamo avere una visione di questo processo di pace, dobbiamo capire quali passi compiere, con chiarezza. Questo l`Europa deve fare al meglio». Quanto al giudizio su Bashar al Assad, per il capo della diplomazia non esistono dubbi. “Di solito”, ha detto, “per gli Stati, per i governi si parla di “responsabilità di proteggere” i propri cittadini. Qui siamo all`opposto: siamo in una situazione di un regime che dà l`assalto ai propri cittadini».

Sulla gestione in sede Ue della discussione sull`embargo sulle armi all’opposizione siriana, revocato lunedì a Bruxelles, Bonino ha criticato la baronessa Catherine Ashton, l’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza. “Ognuno”, ha ricordato Bonino a Repubblica, “esercita il suo ruolo con il metodo che ritiene, non voglio neanche dare chissà quali lezioni, essendo l`ultima arrivata ed avendo partecipato solo al mio primo Consiglio. Ma visto che la questione dell`embargo era in discussione da due mesi, quando alla fine si arriva a porre sul tavolo non una “proposta”, ma varie “opzioni” questo riapre la discussione in maniera totalmente aperta…”. Hezbollah, intanto, rivendica ormai rivendica apertamente il suo impegno militare in Siria mentre l’Ue discute l’inserimento dell’organizzazione militante sciita nella black list dei gruppi terroristici, che secondo la titolare della Farnesina deve avere “una base giuridica molto forte”. Su Hezbollah, ha osservato Bonino, c`è una istruttoria in corso su un attentato commesso in Bulgaria, ho chiesto che l`analisi dei fatti e l`analisi giuridica sia molto consistente, perché al di là delle simpatie o antipatie per qualcuno, una dichiarazione di black list deve avere una base giuridica forte. Altrimenti si tratta di una politicizzazione del caso”. E non sfugge a nessuno, ha concluso il ministro degli Esteri, “neppure la fragilità della situazione in Libano: uno spill over c`è già, ci sono conseguenze umanitarie con un peso incredibile. In Libano hanno 1 milione di rifugiati su 5 milioni di abitanti, i giordani ne hanno 500mila. Lo spill over c`è già, dobbiamo limitare il contagio militare”.