di Guido Keller –
La crisi fra Gaza ed Israele ha in questi giorni diminuito l’attenzione mediatica su quanto sta accadendo in Siria, dove le vittime della guerra civile hanno ormai oltrepassato la soglia delle 40mila unità.
Il dramma che sta affliggendo il paese mediorientale, dove la Comunità internazionale continua ad essere assente per via dei veti incrociati di Mosca e Pechino, ha portato a due milioni il numero degli sfollati, con un’ondata abnorme di profughi che sbanda per il paese, mentre i centri profughi di oltre confine sono allo stremo.
Notizie di questi giorni danno un accrescersi degli scontri nella parte meridionale di Damasco, dove i ribelli avrebbero preso il controllo di alcuni quartieri, mentre al nord, nei pressi di Aleppo, sarebbero sotto assedio le ultime sacche di resistenza dei lealisti. Il condizionale è d’obbligo, in quanto le informazioni che giungono dalla Siria, come da tutti i teatri di scontro, non sono sempre neutrali, ma quel che è certo è che l’esercito del regime di Bashar al-Assad non è riuscito a schiacciare il movimento degli insorti ed i militanti venuti dall’estero per sostenerli.
Proprio oggi si è parlato di aspri scontri nei quartieri meridionali di Qadam e Tadamon e nei sobborghi sud di Muaddamiya e Daraya ed in quest’ultima città vi sarebbe stato un ulteriore massacro, definito dall’agenzia di stampa ufficiale come un’”operazione antiterrorismo”, dove sarebbero stati uccisi “terroristi legati ad al-Qaeda e mercenari”. Sempre da Daraya corrono sul web le immagini di una città distrutta dai bombardamenti dell’aviazione di al-Assad: “Vogliamo armi per difenderci”, si sente urlare dagli nei vari youtube.
Sul fronte diplomatico c’è da dire che oggi il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, ha incontrato il presidente turco Recept Erdogan, alleato degli insorti; ieri aveva visto i vertici del movimento sciita libanese Hezbollah, sostenitore di Damasco: desta stupore vedere che, al momento, l’iniziativa diplomatica sia in mano all’Iran.

