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L’Osservatorio siriano per i Diritti umani, organizzazione vicina alle opposizioni, con sede a Londra e che in più occasioni ha dato prova di tenere il polso della situazione, ha reso noto che da stamane è in corso un nuovo tentativo di sfondamento da parte dei jihadisti a Kobane, città curdo-siriana situata a poche centinaia di metri dalla Turchia dove i curdi stanno opponendo una strenua resistenza grazie all’approvvigionamento di armi, viveri e medicinali dalla coalizione internazionale e soprattutto ai raid di Usa, degli Emirati e Giordania.

L’Osservatorio ha informato che i miliziani dell’Isis hanno fatto esplodere autobomba-kamikaze nella parte settentrionale della città ed hanno lanciato cinque razzi caduti vicino alla moschea Haj Rashad e ai due punti di ingresso nelle zone sud e ovest. La nuova azione dell’Isis ha preso il via dopo la notizia che la Turchia ha accettato di far passare sul proprio territorio i peshmerga del Kurdistan iracheno, i quali dovrebbero arrivare sul posto entro qualche giorno.

L’emittente panaraba al-Arabiya ha riportato un’informazione raccolta sull’account Twitter “Wikileaks Stato al-Baghdadi” secondo cui sarebbero “più di mille” i jihadisti morti nei combattimenti in atto a Kobane, ma si parla anche di un presunto “tradimento” di uno dei luogotenenti del capo dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi, “sparito” dopo aver passato informazioni agli americani.

Non si tratterebbe della prima defezione: in agosto il “ministro delle Finanze” dell’Isis, Jaafar al-Sabawi, se ne era scappato con la cassa, portandosi via 16 mld di dinari iracheni, circa 10.200.000 euro.

Anche in Pakistan le cose per l’Isis non vanno bene: i Tehreek-i-Taliban Pakistan (TTP) hanno annunciato di aver allontanato il loro portavoce, Shahidullah Shahid (vero nome Abu Omar Sheikh Maqbool), poiché questi ha annunciato pubblicamente di essersi alleato con lo Stato islamico.