di Enrico Oliari –
Vuoi perché convinti dei princìpi rivoluzione, vuoi perché consci dell’imminente declino del regime di al-Assad, vuoi perché estromessi dal loro ruolo, in diversi esponenti della nomenclatura siriana si stanno affrettando a cambiare casacca o, per dirla in politically correct, a defezionare:
per quanto le agenzie riportino solo oggi la notizia, il cambio di campo del rappresentante siriano presso il Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, Danny al-Baaj risale all’11 agosto, mentre il 6 agosto andava in Giordania con la sua famiglia, due membri del governo e tre alti ufficiali, il premier siriano Riad Hijab.
L’8 agosto è stata la volta del viceministro del Petrolio Abdo Hussameddin; in luglio erano passati sotto la bandiera degli insorti il generale Manaf Tlass, collaboratore e amico di infanzia del presidente Bashar al-Assad, l’ambasciatore presso l’Iraq, Nawaf Farez, l’incaricato d’affari presso la Repubblica di Cipro, Lamia Hariri e l’ambasciatore presso gli Emirati Arabi Uniti, Abdel Latif al-Dabbagh.
Sempre lo stesso mese hanno defezionato l’incaricato della sicurezza dell’ambasciata siriana in Oman, Mohammad Tahsin al-Faqir; al confine con la Turchia si è potuti assistere ad uno stillicidio di ben 28 generali, oltre a molti alti ufficiali, che si sono presentati alle autorità di Ankara seguiti da soldati e spesso da numerosi civili.
Imad Ghalioun, membro della Commissione Finanze, si era rifugiato in Egitto già a gennaio, a luglio era stata la volta di Ikhlas al-Badawi, parlamentare dello stesso partito del presidente che aveva denunciato la repressione e le “torture selvagge contro un popolo che chiede un minimo di diritti” e persino del generale Mohammed Faris, nel 1987 primo cosmonauta siriano ed Eroe dell’Unione Sovietica, il quale è riuscito a raggiungere la Turchia dopo diversi tentativi di lasciare il Paese.

