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L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione vicina alle opposizioni e con sede a Londra, ma che ha dato in più occasioni prova di avere il polso della situazione, ha reso noto che Manbij (Bambice) sarebbe stata conquistata dalle forze curde e dell’Sdf (tra le Forze democratiche anche milizie cristiane), sostenute dalla coalizione a guida Usa.
Il successo si è tradotto in un duro colpo per i jihadisti dell’Isis, il quanto Manbij, città a 80 chilometri a sud-est di Aleppo, apre la via all’avanzata da nord-ovest su Raqqa, la capitale siriana dello Stato Islamico.
L’Osservatorio ha inoltre riferito che “Le forze democratiche siriane stanno rastrellando il centro della città alla ricerca degli ultimi jihadisti ancora presenti”.
Le truppe regolari siriane, sostenute dalla Russia, da pasdaran iraniani e da Hezbollah libici, sono invece ferme a sud-ovest di Raqqa, nei pressi della città strategica di Tabqa, dopo che lì sono giunti ai jihadisti numerosi rinforzi.
Va anche detto che uno dei problemi principali per la conquista delle città e dei centri abitati all’Isis è l’adesione spontanea delle popolazioni allo Stato Islamico, per cui vi sono abitanti che imbracciano le armi per respingere i regolari e combattenti anti-Isis.
Le due offensive su Raqqa seguono un coordinamento avviato dopo la telefonata del 4 giugno fra il segretario di Stato Usa John Kerry, e il ministro degli Esteri Usa Sergei Lavrov: non si tratta quindi di una competizione per chi per primo arriva a Raqqa, bensì di una strategia di impegno del nemico su due fronti.
Vedi anche – I siriani a Tabqa e l’Sdf a Mandij: due avanzate su Raqqa con la regia di Russia e Usa.

