Notizie Geopolitiche –
Nonostante manchino pochi giorni all’ormai prossima Conferenza di Montreaux del 22 gennaio, il cosiddetto “Ginevra 2” in cui si discuterà del conflitto siriano, restano ancora molte le incognite sulla partecipazione di alcuni fra i soggetti principali: gli Stati Uniti persistono nel non fare sedere al tavolo dei colloqui l’Iran, come da richiesta delle opposizioni, nonostante il paese di Teheran sia parte attiva nella crisi ed Europa e Russia insistano perché vi prenda parte; le numerose brigate dei gruppi jihadisti hanno fatto già da tempo sapere la loro intenzione di non recarsi in Svizzera; tuttavia sono gli stessi insorti che ancora fanno resistenze, in quanto, come ha spiegato il portavoce Saleh, vorrebbero a priori che “L’obiettivo di qualunque soluzione politica sia la messa a punto di un governo di transizione che esclude il presidente Assad, dotato di pieni poteri e incaricato di organizzare elezioni trasparenti”, richieste respinte da Damasco.
Intanto si mantiene critica la situazione ad Idlib ed a Aleppo, dove sono in corso pesanti scontri fra gli insorti e gli jihadisti di Jabat al-Nusra e dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, ed in particolare nella zona di Idlib i qaedisti sono stati sconfitti e costretti alla ritirata.
In vista del “Ginevra 2” il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Muallem, ha fatto sapere che Damasco è disposta a concedere una tregua: la cosa è stata riferita dall’omologo (e alleato) russo Serghei Lavrov, il quale ha spiegato che“il governo siriano è pronto, e questo ci è stato confermato oggi dal ministro siriano Walid al-Muallem, a prendere una serie di misure di carattere umanitario, in risposta ai nostri appelli”. Si parla quindi di tregua e al-Muallem ha riferito di aver “chiesto al ministro Lavrov di stabilire i contatti necessari per mettere in opera questo piano, per determinare il momento esatto della fine di tutte le azioni militari in questa regione”.

