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Il governo siriano ha risposto al Consiglio per la Cooperazione nel Golfo, cioè alle petromonarchie che finanziano l’opposizione al regime ed i gruppi jihadisti che ormai sono contro sia l’esercito regolare che gli insorti, il quale ieri ha accusato per l’ennesima volta al’Assad di aver messo in atto un “genocidio contro il suo popolo” e di aver fatto uso “di armi pesanti e di armi chimiche”: in una nota emessa dallo stesso governo, è stata formulata l’accusa “di voler interferire con una retorica che infiamma” il clima nel conflitto civile in corso nel paese.
Curiosamente il Consiglio per la Cooperazione nel Golfo ha anche chiesto “il ritiro di tutte le forze straniere dalla Siria”, riferendosi certamente agli Hezbollah libanesi ed ai pasdaran iraniani che combattono a fianco delle truppe lealiste, nonostante vi siano moltissime brigate composte da combattenti stranieri provenienti per lo più dalla Penisola Arabica, dal Nordafrica, dall’Iraq e dal Kazakistan. Fra queste, finanziate proprio da alcuini dei paesi che compongono il Consiglio stesso, gruppi come “Lo Stato islamico dell’Iraq e del Levante” e come “Jabat al-Nusra” che si sono dichiarati apertamente legati ad al-Qaeda e che si sono abbandonati a violenze contro i civili appartenenti alle altre confessioni o religioni, come il recente rapimento delle suore cristiane presso il convento di Santa Tecla, a Maaloula, o il rapimento di padre Paolo Dall’Oglio.

