di Marco Paganelli –

La tv “Cnn” ha riferito la dichiarazione di alcuni funzionari statunitensi secondo cui il capo della Casa Bianca Barack Obama ha chiesto al Consiglio di Sicurezza nazionale del suo paese di avviare i preparativi per attuare una transizione politica in Siria mediante la destituzione del presidente Bashar al-Assad al fine di rendere più efficace la lotta contro l’Isis.

Il ministro della Difesa Chuck Hegel ha smentito, parlando al Congresso, tali voci affermando che il suo governo non ha queste intenzioni auspicando così una soluzione politica della crisi in corso nel paese dal 2011.

Nonostante l’accusa lanciata l’anno scorso da una parte della comunità internazionale alle autorità siriane di avere usato armi chimiche contro i ribelli armati dall’Occidente, il Pentagono non aveva potuto intervenire con un’azione militare sia per l’opposizione di Russia e Cina, paesi con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sia perché l’attribuzione delle responsabilità è rimasta dubbia, in quanto diverse fonti hanno indicato nei ribelli gli autori della strage con il gas, un modo cioè per scatenare la furia di Obama contro al-Assad.

Pechino aveva avuto un ruolo altrettanto importante finalizzato a scongiurare, in quell’occasione, l’inizio della campagna militare inviando in difesa del territorio siriano alcune sue navi da guerra che, in poco tempo, si erano unite a quelle di Mosca.

La crisi si era risolta con un accordo tra gli Stati Uniti e la Russia che prevedeva la consegna di tutti i gas incriminati ad un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che ha provveduto, mediante una delicata operazione internazionale a cui ha partecipato anche l’Italia, alla loro distruzione.