di Maryam Hanifi

Nel Kurdistan siriano la cittadina di Kobani (50mila abitanti) sta resistendo all’avanzata delle milizie dell’Isil (Stato islamico dell’Iraq e del Levante), il gruppo affiliato ad al-Qaeda che controlla parte della Siria e dell’Iraq.

A fare fronte contro i miliziani, che sono in lotta contro le realtà laiche, sono i cittadini e il Comitato di difesa popolare di Kobani; nei due anni passati i curdi siriani sono stati in grado di organizzare nelle loro tre città un sistema politico denominato “Democratic Self-Management”, inviso ai qaedisti, che li combattono arrivando ad uccidere moltissimi bambini e donne.

Con la presa di Mosul, in Iraq, i miliziani dell’Isil sono entrati in possesso di un’enorme quantità di armi pesanti e di munizioni, una parte delle quali sono state portate ora in Siria e sono impiegate per combattere i curdi. La cosa ha reso impari la lotta a Kobani, tant’è che ora gli abitanti sono di fronte al rischio di genocidio. Inoltre i qaedisti hanno già fatto sapere di voler considerare le terre e i beni dei curdi come “Halal”, ovvero bottino di guerra (lecito secondo la legge islamica), stimolati come sono dalla vittoria di Mosul e soprattutto attivi nel quasi completo disinteresse della comunità internazionale: se i miliziani dell’Isil riusciranno a rompere la resistenza dei curdi di Kobani vi sarà una strage. Annunciata.