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kobaneNonostante i raid dei caccia della coalizione e la strenua resistenza opposta dai peshmerga e dai combattenti curdi, i miliziani dell’Isis stanno per prendere la città curdo-siriana di Kobane, mentre 10mila militari turchi rimangono immobili oltre il confine che dista a sole poche centinaia di metri.

Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (organizzazione vicina alle opposizioni e con sede a Londra), ha informato che ormai il 40% della città è in mano agli jihadisti e che un camion-bomba è esploso nei pressi della Grande Moschea, a ridosso del “quadrato di sicurezza”. I miliziani sarebbero inoltre riusciti a conquistare il quartier generale dei combattenti curdi ed ora si stanno dirigendo verso il centro cittadino. Nel frattempo altri miliziani dello Stato islamico stanno circondando Kobane, la cui presa, come ha spiegato l’inviato Onu per la Siria Staffan de Mistura, consentirebbe ai jihadisti di controllare 400 km del confine turco-siriano.

Il viceministro degli Esteri del governo autonomo di Kobane, Idris Nuaman, ha informato che i hanno ricevuto rinforzi da altre zone sotto il controllo dell’Isis, ovvero da Raqqa, Aleppo, Jarabulus Tel Abiad e Manbech.

Drammatica è la situazione dei civili: quelli che non hanno lasciato le proprie abitazioni sono destinati a rimanere chiusi nella sacca, mentre i profughi diretti a nord sono stati respinti al confine dai militari turchi. E proprio in Turchia è salito a 30 morti il numero delle vittime delle violente proteste di piazza cominciate mercoledì in varie città del Paese, specie nelle zone curde come la provincia di Gaziantep, in segno di solidarietà alla popolazione curda assediata nella città siriana di Kobane. A sparare contro i manifestanti i poliziotti turchi e uomini armati.