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davutogluI ministri degli Esteri di Turchia, Ahmet Davutoglu, e di Iran, Mohammad Javad Zarif, hanno formulato un appello congiunto per chiedere il cessate il fuoco in Siria: l’iniziativa giunge inedita, dal momento che Ankara sostiene finanziariamente e politicamente gli oppositori al regime siriano, mentre Teheran è alleata di al-Assad ed ha impegnati nel conflitto qualche migliaio di pasdaran.

Per Zarif lo stop agli scontri sarebbe auspicabile ”Anche, se possibile, prima dell’incontro di Ginevra 2”, appuntamento per il quale “siamo pronti a partecipare ai negoziati senza precondizioni”.

Il capo della diplomazia turca ha affermato che ”stiamo provando a tenere colloqui” e, ”con l’aiuto di tutti, possiamo ottenere un cessate il fuoco ed estinguere la fiamma della guerra in Siria”.

Davutoglu, che ha sentito telefonicamente il presidente iraniano Hassan Rohani con il quale è convenuto sul pericolo rappresentato da un intervento straniero in Siria in termini di instabilità dell’area, si è così reso protagonista, come l’ha definita l’agenzia di Stato iraniana Fars, di un’ ”inversione a U”.

Il cessate il fuoco è tuttavia utopico in quanto ormai in Siria si combattono tre fronti: oltre alle opposizioni, rappresentate dagli insorti e dai curdi, e all’esercito regolare, affiancato dai militari di Hezbollah e dei pasdaran, vi sono i molti gruppi jihadisti, spesso legati ad al-Qaeda, per lo più composti da combattenti stranieri provenienti dalla Penisola arabica, dalla Cecenia, dal Kazalistan e dal Nordafrica. Quest’ultima fazione, che ormai si scontra in modo anche pesante con l’Esercito siriano libero, ha già fatto sapere di non voler deporre le armi e di essere intenzionato a combattere per costituire in Siria uno Stato islamico.