di Enrico Oliari

Ad accordo di Ginevra fatto, dove il Segretario di Stato Usa Kerry ed i ministri degli Esteri di Russia e Siria, Lavrov e al-Muallem, hanno concordato la consegna delle armi chimiche pur di scongiurare l’attacco franco-statunitense, è finalmente arrivato il rapporto dei 14 ispettori delle Nazioni Unite sull’utilizzo delle armi chimiche in Siria, almeno per quanto riguarda l’attacco del 21 agosto che è costato la vita a 1400 persone nei sobborghi di Damasco: recandosi sul posto, gli inviati di Ban Ki-moon hanno potuto costatare che chi ha usato i gas letali era in possesso di bel 350 litri di sharin, sparato sugli obiettivi con razzi terra-terra.

Al momento non è ancora stato specificato chi abbia fatto ricorso a tali armi, cosa che ha spiegato il presidente della Commissione di inchiesta Paulo Pinheiro dichiarando che “stiamo indagando su quattordici casi sospetti di uso di armi chimiche, ma non abbiamo stabilito chi sia responsabile”.

Nel rapporto, firmato dal capo degli ispettori Ake Sellstrom, si legge che “I campioni ambientali, chimici e medici che abbiamo raccolto forniscono prove chiare e convincenti che sono stati usati razzi contenenti gas sarin nel quartiere Goutha di Damasco lo scorso 21 agosto” e “La conclusione è che sono state usate armi chimiche su una scala relativamente ampia nel conflitto fra le parti in Siria contro i civili, inclusi bambini”.

E’ bene ricordare che l’uso delle armi chimiche in Siria, paese che ne detiene il maggior arsenale al mondo, non è una novità da quando è iniziato il conflitto e che, come ha recentemente spiegato l’iraniano generale di brigata e ministro della Difesa Hossein Dehqan, “gli Usa hanno ignorato gli avvertimenti di Teheran circa gas Sarin che veniva portato in Siria otto mesi fa, praticamente spianando la strada per attacchi chimici in Siria”.

Dei primi attacchi con armi chimiche si ha infatti notizia già a partire dal febbraio scorso, basti pensare che l’ex Procuratore del Tribunale penale internazionale ed attuale membro della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Siria, la svizzera Carla Del Ponte, aveva affermato a maggio alla Radio elvetica che nel conflitto già erano state utilizzate armi chimiche, ma non dalle truppe del regime di al-Assad, bensì dagli insorti. “I nostri ispettori sono stati nei Paesi vicini a intervistare vittime, medici e negli ospedali da campo – aveva spiegato la Del Ponte – . In base ai loro resoconti della scorsa settimana ci sono sospetti forti e concreti, ma non prove inconfutabili, dell’uso di gas sarin”; tuttavia ad “oltrepassare la linea rossa” indicata dal presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, “sono stati i ribelli, l’opposizione, non le autorità del governo siriano”.

Ed anche il rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite emesso oggi, non dà la risposta che Obama si aspettava: si parla infatti della certezza dell’impiego di armi chimiche, ma non si sa da chi. Probabilmente tali micidiali armi sono state utilizzate dalle varie parti in conflitto, ma in un paese con tre fronti in lotta fra loro (l’Esercito regolare con Hezbollah libanesi e Pasdaran iraniani, l’Esercito siriano libero con i curdi del nord e le milizie volontarie, e gli jihadisti legati ad al-Qaeda di Jabat al-Nusra, dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante e della Brigata di Aisha la madre dei credenti), può davvero essere successo e succedere di tutto.