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E’ in corso a Vienna la seconda riunione indetta per la crisi siriana, dopo il palese fallimento del Ginevra 1 e del Ginevra 2.
Vi partecipano venti paesi tra i quali, nonostante l’opposizione dell’Arabia Saudita, l’Iran, considerato uno dei principali attori dell’area.
Nel primo dei due giorni di colloqui è stato raggiunto un “accordo” su un calendario che conduca alle elezioni in Siria: lo ha detto, al termine della riunione, il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier.
I 9 punti del documento approvato nella riunione del 31 ottobre indicano come “fondamentali l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e il carattere secolare” e quindi non confessionale della Siria; che “le istituzioni statali devono rimanere intatte”; che viene ad essere “imperativo accelerare tutti gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra”; che i partecipanti sono chiamati a “esplorare le modalità per un cessate il fuoco”; che “Daesh (Isis) e altri gruppi terroristici devono essere sconfitti”; che sia garantito “l’accesso umanitario nel territorio siriano”; che venga implementato l’impegno “per gli sfollati e i rifugiati, anche nei confronti dei paesi ospitanti”.
