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L’incontro di Vienna sulla Siria, a cui hanno preso parte 17 paesi tra i quali l’Iran, ha prodotto alcuni passi avanti, nonostante del pomo della discordia, cioè della permanenza al potere del presidente Bashar al-Assad, non se ne sia quasi parlato.
In realtà il vero successo è stato proprio quello di essere riusciti a mettere tutte le parti interessate nel conflitto attorno ad un tavolo, per quanto l’Arabia Saudita in primis abbia fatto di tutto per scongiurare la presenza degli iraniani. E su quel tavolo i dati c’erano: 250 mila morti in quattro anni e 11 milioni di profughi, ma anche il proposito di arrivare in 4 – 6 mesi ad un cessate-il-fuoco e di concentrare gli sforzi verso il nemico comune, cioè l’Isis.
La tregua dovrebbe comportare un governo di transizione composto da Bashar al-Assad e da membri delle opposizioni.
I 9 punti del documento approvato indicano come “fondamentali l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e il carattere secolare” e quindi non confessionale della Siria; che “le istituzioni statali devono rimanere intatte”; che viene ad essere “imperativo accelerare tutti gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra”; che i partecipanti sono chiamati a “esplorare le modalità per un cessate il fuoco”; che “Daesh (Isis) e altri gruppi terroristici devono essere sconfitti”; che sia garantito “l’accesso umanitario nel territorio siriano”; che venga implementato l’impegno “per gli sfollati e i rifugiati, anche nei confronti dei paesi ospitanti”.
Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ha poi fatto sapere che “Abbiamo affrontato tutti i temi, anche i più difficili” e che “Ci sono punti di disaccordo, ma abbiamo fatto progressi sufficienti perché ci ritroviamo, nello stesso formato, tra due settimane”.
Il capo della Farnesina Paolo Gentiloni ha affermato che “Non sono state superate le differenze, ma si è convenuti su un punto essenziale: la via non è quella militare, ma di una transizione politica, che per noi deve portare all’uscita di al-Assad”.
La Cnn ha poi reso noto che gli Stati Uniti sono in procinto di inviare in Siria una cinquantina di “osservatori” militari (il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha precisato che “il nucleo di forze speciali non ha un ruolo da combattimento”) e di inviare presso la base turca di Incirlik altri caccia, tra i quali F-15 e A-10, per combattere lo Stato Islamico.
L’Irna, agenzia ufficiale iraniana, ha battuto che al prossimo incontro saranno invitate anche le opposizioni.

