di Guido Keller –
Intervenendo sulla Siria il Segretario di Stato americano, John Kerry ha ribadito che l’azione contro il regime di Bashar al-Assad, qualunque essa sia, “sarà su misura e limitata nel tempo” e comunque volta a dare un segnale dopo l’uccisione nei sobborghi di Damasco di 1429 con le armi chimiche, fra le quali 426 bambini, fatti di cui gli Stati Uniti avrebbero le prove.
“Questa faccenda – ha spiegato Kerry – va ben oltre i confini siriani. L’Iran, anch’esso vittima delle armi chimiche, si sentirebbe incoraggiato in assenza di una nostra azione a continuare la produzione di armi nucleari. E questo vale nei confronti di ogni Hezbollah o altro gruppo terroristico che contempla l’uso di armi di distruzione di massa”.
Il presidente Obama ha ieri sera telefonato anche all’omologo francese Francois Hollande e al Primo ministro britannico Cameron, reduce della sconfitta alla Camera dei Comuni, per procedere nella sua valutazione sul da farsi, ma la Russia, che ha diritto di veto al Consiglio delle Nazioni Unite e che proprio nei pressi della Siria ha ammassato navi, sottomarini, aerei, lanciamissili ed un nutrito contingente di uomini fin dall’inizio della crisi, resta irremovibile nel suo “niet”.
E se il turco Erdogan ha dichiarato che “Un’operazione limitata non ci può soddisfare, un intervento va fatto come fu fatto in Kosovo. Non basta un intervento di uno o due giorni”, dalla Siria il ministro degli Esteri Walid al-Muallim ha dichiarato che “Quelle che ha detto Kerry sono bugie”, “un disperato tentativo” di giustificare una “potenziale aggressione”.

