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Ankara potrebbe finalmente uscire dall’immobilismo e, almeno, far giungere forze peshmerga a sostegno dei curdi di Kobane, la cittadina siriana posta a poche centinaia di metri dal confine turco e teatro da settimane del tentativo di sfondamento delle milizie jihadiste dell’Isis, come pure di una strenua difesa dei curdi.

Sono diversi i fattori che hanno spinto la Turchia a non intervenire attivamente nel conflitto, primo fra tutti il fatto che il paese di Ankara ha avuto un ruolo primario nella nascita e nello sviluppo del gruppo terrorista (come Usa, alcuni paesi europei e Qatar) per intervenire nel conflitto siriano contro al-Assad, alleato di ferro della Russia: i combattenti jihadisti provenienti dal Nordafrica, dall’Occidente e dal Caucaso sono infatti entrati in Siria passando attraverso i porti, le strade e gli aeroporti turchi, come pure gli armamenti e i finanziamenti. Tra la Turchia e l’Isis vi sarebbe anche una sorta di trattato segreto, che ha già portato alla liberazione in blocco di 49 turchi ostaggi dei jihadisti. Non di meno per la Turchia rappresenta un problema l’unità dei curdi, tanto che i militari hanno bloccato al confine i molti profughi in fuga dalla città. E sempre al confine sono fermi 10mila militari turchi.

Nella notte gli Usa hanno rifornito tramite il lancio da tre Hercules C-130 di armi i curdi di Kobane, un “di grande aiuto”, come lo hanno definito il portavoce dell’Ypg (Unità di protezione del popolo), Redur Xelil.

L’apertura della Turchia consiste nel fatto di aver annunciato l’intenzione di concedere ai peshmerga provenienti dalla regione autonoma del Kurdistan iracheno di raggiungere Kobane e, come ha spiegato il ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu, “Aiuteremo i peshmerga a entrare a Kobane: stiamo negoziando la questione”, in quanto “Non abbiamo alcun desidero di veder cadere la città”.

Il passaggio attraverso il territorio turco è indispensabile per far confluire tali forze a Kobane, in quanto il centro abitato è assediato su tre lati, est, sud e ovest, dai jihadisti.

Restano per il momento bloccati i curdi del Pkk (quindi turchi), anche se, ha precisato Cavusoglu, “Vogliamo disfarci di tutte queste minacce” nella regione, con riferimento all’Isis.