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Fino a poche ore fa la città curo-siriana di Kobane, dopo giorni di assedio su tre lati da un migliaio di jihadisti dell’Isis, sembrava perduta, ma l’azione congiunta dei combattenti curdi e degli aerei statunitensi ha costretto i miliziani ad abbandonare le proprie posizioni in più punti dei quartieri limitrofi: ne ha dato notizia Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (organizzazione vicina alle opposizioni, con sede a Londra), il quale ha spiegato che “i combattenti dello Stato islamico si sono ritirati la scorsa notte da diverse aree nell’est di Kobane e dai sobborghi sud-occidentali” e che, per quanto siano presenti in alcuni quartieri a sud e a ovest della città, “le loro retrovie sono state colpite nei raid, con vittime e danni ad almeno quattro dei loro veicoli”.

Mustafa Ebdi, un giornalista e attivista curdo presente in città, ha scritto sulla propria pagina Facebook che “le strade del quartiere Maqtala, nel Sud-Est di Kobane, sono piene di corpi di combattenti Daesh (Isis)”, aggiungendo che sono ancora centinaia i civili presenti in città e che “la situazione umanitaria è difficile, con la gente che ha bisogno di cibo e acqua”.

L’Iran, che già nei giorni scorsi era stato critico nei confronti degli Usa e delle monarchie del Golfo per aver creato l’Isis e quindi per essere arrivati all’intervento obbligato di oggi, ha criticato “la passività della comunità internazionale” di fronte all’offensiva dello Stato contro la città curda siriana di Kobane e ha rivolto un appello a sostenere il governo siriano contro “i terroristi”.