di C. Alessandro Mauceri –

Dopo l’attacco al giornale satirico francese Charlie Hebdo, il presidente Hollande ha ordinato alla portaerei Charles de Gaulle di far rotta verso la Siria. Sembra quasi di rileggere il copione che, dopo l’attacco alle torri gemelle dell’11 Settembre, vide una parte dell’esercito Usa fare rotta verso l’Iraq.

Una differenza, però, c’è: oggi la Siria è un Paese impoverito da anni di guerra fratricida. E l’inverno più rigido che si ricordi a memoria d’uomo, pare stia rendendo ancora più difficile la sopravvivenza di molti.

Si dice che in Siria si stanno addestrando orde di terroristi come ai tempi fu per l’Iraq, ma allora perché nessuno muove i propri eserciti verso altri Paese africani dove esistono prove certe di campi di addestramento e perché nessuno cerca di fermare il flusso di denaro che finanzia e foraggia i jihadisti in tutto il mondo? Oggi, a chi la visita, la Siria appare più un Paese che si lecca le ferite causate da una guerra tra le forze fedeli al presidente Bashar al-Assad e un ventaglio di formazioni ribelli, comprese quelle dell’Isis e di al-Qaeda che va avanti ormai da troppo tempo. Dopo quattro anni sono quasi 200.000 i morti e oltre tre milioni sono i rifugiati. Solo nel 2014 i morti sono stati 70.000. Non solo militari o combattenti. Tra loro anche molti civili, uomini, donne e bambini. A questi si aggiungono quanti (sempre più numerosi) muoiono nei campi di accoglienza dove hanno cercato di trovare rifugio quelli che sono fuggiti dalla guerra. Accampamenti enormi. Vere e proprie città, ma pensati per accogliere le persone. Non per far fronte alle basse temperature di questo inverno. Non ci sono riscaldamenti, non c’è niente da bruciare. È lì che, chi scappa per non venire ucciso dalle armi e dalle bombe, lotta per non morire per il freddo e per la fame.

Molti non che la fanno e, ogni settimana, il freddo miete altre vittime, soprattutto tra i bambini. Secondo un rapporto dell’UNICEF, pubblicato nel 2014, sono 5,5 milioni i bambini la cui vita è cambiata a causa del conflitto in Siria. Un milione di questi sono intrappolati nelle aree della Siria sotto assedio o in quelle più difficili da raggiungere con assistenza umanitaria. Molti (1,2 milioni) sono scappati nei paesi limitrofi. In Turchia (dove hanno alzato un muro per impedire ai profughi di varcare la frontiera ed entrare nel paese), in Libano, ma anche in Europa o in Giordania, dove i prezzi di affitto delle abitazioni è aumentato del 300% per speculare sulla disgrazia altrui. Altri 4,3 milioni sono ancora in Siria. Si stima che i bambini morti a causa del conflitto siano oltre 10.000. Oltre 8.000 vagano senza genitori e quasi 40.000 non sanno cosa significhi vivere in pace: sono nati già rifugiati. Tre milioni di bambini non vanno a scuola. Del resto, come potrebbero: negli ultimi anni, in Siria, ben 4.072 scuole sono state distrutte o trasformate in rifugi.

È questa l’assurdità della guerra in Siria. Mentre da una lato i contendenti continuano a sperperare enormi quantità di denaro per combattere, dall’altro, a pochi chilometri di distanza, c’è chi muore perché non ha niente con cui riscaldare una tenda che a stento riesce a reggersi sotto il peso della neve caduta copiosa nelle scorse settimane. Il governo siriano destina sempre maggiori somme per armi e armamenti e l’Isis riesce a finanziare i propri gruppi armati grazie al petrolio degli oleodotti di alcune regioni strategiche occupate, come Dayr az Zor e Raqqa, la “capitale del Califfato”, siti che fruttano ai jihadisti milioni di dollari ogni giorno grazie ai proventi del petrolio.

Ma non basta. Costretti scegliere tra morire di freddo o per le bombe di una guerra che non hanno voluto, molti finiscono nelle prigioni dove, però, la situazione non è molto migliore. Sono migliaia le persone morte in circostanze poco chiare nelle prigioni siriane. A riferirlo è l’Osservatorio per i diritti umani in Siria: sarebbero almeno 2.100 i morti nelle carceri siriane, solo lo scorso anno. E i corpi di molti mostravano segni di tortura. Secondo indagini condotte da esperti inviati dal Qatar, esisterebbero “prove evidenti”, tra cui foto fornite da un siriano fotografo della polizia militare, che dimostrano il ricorso sistematico alla tortura e l’uccisione nelle carceri siriane di non meno di 11.000 persone dall’inizio della guerra.

Ora, dopo l’attacco terroristico al giornale francese Charlie Hebdo e dopo la valanga mediatica delle manifestazioni di solidarietà alle vittime dell’attentato, il presidente francese Hollande pare abbia deciso di dichiarare guerra alla Siria.

Lo ha fatto dopo che i leader mondiali hanno sfilato lungo le strade francesi per protestare per la morte dei giornalisti di Charlie Hebdo. Nessuno di loro, però ha detto nulla per i bambini che sono già morti, e che continuano a morire, a causa della guerra che da anni devasta la Siria.