Siria. La mappa inedita del ‘chi sta con chi’ sconvogle gli equilibri internazionali

di Enrico Oliari –

La crisi siriana si sta dimostrando sempre più nella sua complessità politica: gli equilibri e le alleanze valide in qualsiasi parte del mondo, vengono sconvolti nel ciclone che sta investendo il paese mediorientale.
In una situazione dove il diavolo sembrerebbe essere alleato con l’acqua santa è difficile tracciare una mappa precisa del chi sta con chi, ma forse potrebbe spiegare il mancato intervento delle potenze internazionali sul modello di quanto è accaduto in Libia.
Dalla parte di al-Assad in questo momento vi sono:
– la Russia, che ha nella Siria una delle sue zone di influenza ed a Tartus una base militare con un contingente fatto di navi, aerei, uomini e mezzi; è l’unica russa, in un’area, dall’Egitto a Kirghizistan (con l’esclusione del solo Iran), fatta di paesi che ospitano basi militari Usa;
– la Cina, che in Siria ha importanti progetti economici intessuti proprio con il regime, nonché la sponda logistica sul Mediterraneo per i propri commerci. Cina e Russia, è bene ricordarlo, sono nazioni col il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu;
– Israele, per la questione del Golan e soprattutto per l’approvvigionamento di gas tramite il gasdotto arabico, che in Siria si raccoglie a Homs, quindi passa in Giordania fino ad Aqaba, da lì risale il Sinai egiziano e, entrando nel mare, taglia Gaza per risalire ad Ashkelon;
– L’Iran, che cerca nella Siria di rifarsi un sistema di alleanze internazionali dopo l’isolamento a cui è stato costretto per la questione del nucleare;
– Il potente movimento sciita libanese di Hezbollah, che, come ha annunciato il governo libanese, invia in Siria combattenti e consiglieri militari; tra l’altro il Libano (a ragione!) teme che presto il conflitto possa allargarsi al proprio territorio;
– parte del popolo (specialmente gli alawiti) che lo sostiene;
Contro al-Assad vi sono:
– la Turchia, che vorrebbe la creazione di una “zona cuscinetto” di 20 km. al di là del territorio siriano per la lotta alle armate del Pkk;
– l’Unione europea che, avendo le mani legate, interviene con azioni di intelligence (la Germania addirittura con una sofisticata nave in grado di avvertire i ribelli del decollo dei velivoli siriani);
– le brigate internazionali, spinte per i più disparati motivi, compresi quelli religiosi (in particolare al-Qaeda);
– l’Arabia Saudita ed altri paesi del Golfo, che finanziano i ribelli nel tentativo di ribaltare un regime spesso ostile proprio nei loro confronti;
– l’Egitto, che vorrebbe lo sviluppo del movimento dei Fratelli Musulmani in Siria dopo anni si repressione;
– parte del popolo, stanco della dittatura antidemocratica degli al-Assad, anche ispirato dalla Primavera araba;
In mezzo gli Stati Uniti, che, in sostanza, si sono trovati con le spalle al muro innanzitutto per la complicata posizione di Israele e per non entrare in tensioni con la Russia di Putin.