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In vista della riunione di Vienna del 14 novembre sulla crisi siriana, la Russia ha fatto circolare all’Onu una proposta per un piano di pace articolata in 7 punti che prevede la stesura entro 18 mesi di una nuova Costituzione repubblicana.

Il documento indica che Bashar al-Assad lascerebbe in questo periodo il potere ad un governo transitorio, ma Mosca garantirebbe anche al sua non partecipazione a nuove elezioni, pur dando la possibilità a suoi famigliari di farlo.

Si potrebbe così arrivare ad un governo di unità nazionale per far fronte comune al terrorismo, fermo restando che alcuni gruppi dell’opposizione hanno interagito, ad esempio, con Jabat al-Nusra, diramazione di al-Qaeda in Siria, persino vendendo le armi fornite dagli Usa.

Il confine tra i gruppi jihadisti e le opposizioni è infatti spesso sottile, tanto che l’Iran ha chiesto attraverso il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif che venga stilato un elenco dei gruppi terroristici per sapere perlomeno chi sono i buoni e chi i cattivi.

Il documento chiede inoltre all’inviato dell’Onu Staffan de Mistura di avviare un processo di dialogo tra la parte siriana e quella di una delegazione unitaria delle opposizioni.

I punti sono:

1. Le opposizioni al regime saranno considerate sostanzialmente due: chi accetta di negoziare con Bashar al-Assad e chi invece continua la resistenza armata.

2. I gruppi d’opposizione che accetteranno di sedersi al tavolo con il governo di al-Assad, negozieranno un cessate il fuoco fra regime e ribelli. In seguito al negoziato, dovrà cessare totalmente l’invio di armi da parte degli “sponsor” dell’opposizione siriana.

3. Le forze siriane in campo avvieranno negoziati, che dovranno portare a un accordo sull’amnistia e al rilascio di tutti i prigionieri. Saranno indette elezioni presidenziali e parlamentari anticipate che dovranno portare alla formazione di un governo di riconciliazione nazionale. La Costituzione siriana verrà modificata e i poteri del presidente saranno trasferiti al primo ministro.

4. La Russia si farà garante che Bashar al-Assad non partecipi alle prossime elezioni, anche se viene lasciata aperta la possibilità di nominare membri della sua famiglia o uomini scelti tra i suoi collaboratori.

5. Tutti i gruppi dell’opposizione armata così come le milizie filo-iraniane saranno integrati nell’esercito siriano.

6. La Russia garantirà anche l’amnistia per tutti i belligeranti delle opposizioni, in cambio dell’impegno a non perseguire né al-Assad né i suoi familiari.

7. La presenza militare russa in Siria continuerà sotto l’egida di una risoluzione Onu, dove Mosca figurerà come paese garante dell’applicazione degli accordi raggiunti.

All’incontro di Vienna sulla Siria del 31 ottobre hanno preso parte 17 paesi tra i quali l’Iran. I nove punti del documento approvato indicano come “fondamentali l’unità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e il carattere secolare” e quindi non confessionale della Siria; che “le istituzioni statali devono rimanere intatte”; che viene ad essere “imperativo accelerare tutti gli sforzi diplomatici per porre fine alla guerra”; che i partecipanti sono chiamati a “esplorare le modalità per un cessate il fuoco”; che “Daesh (Isis) e altri gruppi terroristici devono essere sconfitti”; che sia garantito “l’accesso umanitario nel territorio siriano”; che venga implementato l’impegno “per gli sfollati e i rifugiati, anche nei confronti dei paesi ospitanti”.