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Nonostante a Ginevra sia stata trovata l’intesa fra Kerry, Lavrov ed al-Muellem sul disegno di consegnare le armi chimiche per fermare l’attacco statunitense, da Washington il presidente Obama ha fatto sapere la sua intenzione di lasciare comunque il ventaglio di navi schierate nel Mediterraneo orientale, al fine di mantenere Damasco sotto pressione; tuttavia a detenere il numero maggiore di mezzi navali e sottomarini davanti alle coste siriane rimane la Russia che, tra l’altro, ha a Tartus la sua unica base nell’area.

Oggi il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha annunciato l’arrivo di altre unità cinesi, dopo che nei giorni scorsi è stata individuata nel Mar Rosso una nave da trasporto carica di mille soldati di Pechino, la Jinggangshan.

La Cina come la Russia ha diritto di veto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

La presenza di navi militari davanti alla Siria è tale che non vi passerebbe neppure uno yatch: si ha notizie di una tedesca con sofisticati mezzi elettronici in grado di monitorare l’alzata in volo di velivoli, dell’italiana Andrea Doria, posizionata davanti alle coste libanesi per la missione Unifil, ma pronta ad intervenire, della fregata francese Chevalier Paul, dell’incrociatore lanciamissili russo Moskva (che ha sostituito il cacciatorpediniere Admiral Panteleyev), della Admiral Chabanenko, della Azov e di numerosissimi altri mezzi, delle statunitensi San Antonio con altri cinque cacciatorpedinieri (la Gravely, la Mahan, la Barry, la Stout e la Ramage), di quattro sottomarini e della la portaerei nucleare USS Nimitz, con il suo gruppo d’attacco (ancora nelle acque del Mar Rosso) ed ancora di navi britanniche, israeliane e persino di una iraniana, il cacciatorpediniere Jamaran, tenuta al momento a debita distanza nel Mar Rosso, nei pressi del Sudan.