di Fabrizio Montagner –
Il “Ginevra 2” si è concluso con un nulla di fatto. A dare l’annuncio è stato lo stesso inviato delle Nazioni Unite e della Lega Araba, Lakhdar Brahimi, al quale non è restato altro da fare che “Credere che sia meglio che ciascuna parte torni indietro e rifletta sulle sue responsabilità e se vuole o meno che questo processo continui”.
Infatti le due delegazioni, nella seconda tornata del “Ginevra 2” rappresentate dal vice ministro degli Esteri siriano Faisal Muqad e dal rappresentante delle opposizioni Louay Safi, non sono riuscite a mettersi d’accordo neppure sull’applicazione dei vari punti del “Ginevra 1” del giugno 2012, che prevedevano, tra l’altro, l’apertura di un processo di transizione che avrebbe portato all’allontanamento di Bashar al-Assad dal potere. Più volte i rappresentanti di Damasco hanno rinfacciato agli oppositori di essersi adoperati in “azioni terroristiche” e di aver coinvolto nel conflitto gli jihadisti provenienti da ogni dove, i quali oggi sono in lotta sia contro l’esercito regolare, sia contro gli stessi insorti.
La cosa era, a dire il vero, già nell’aria, tanto che venerdì Muqad aveva affermato che “Siamo profondamente rammaricati per il fatto che in questa tornata di trattative non siano stati realizzati passi avanti” e Safi aveva costatato che “I negoziati sono in un vicolo cieco, e se la situazione non muta, ciò significa che i negoziati non stanno muovendo verso una soluzione politica. Non ci aspettiamo importanti progressi”.
Brahimi ha spiegato che il rifiuto di individuare un compromesso sulla questione della successione di al-Assad ha “alimentato il sospetto dell’opposizione che il governo non voglia discutere affatto dell’organo esecutivo di transizione”, per cui “Ho ritenuto che non sarebbe stato positivo per il processo e per la Siria tornare per un altro round e cadere nella stessa trappola”.
Non celando la propria delusione Brahimi ha affermato che “C’era la speranza che quest’incontro era forse l’inizio dell’uscita da questa crisi orribile”, ma ha poi riferito che le parti hanno fatto sapere la loro disponibilità ad un terzo giro di colloqui, anche se non è stata fissata ancora una data per l’incontro. Gli argomenti accettati su cui discutere saranno quelli della lotta alla violenza e al terrorismo, della creazione di istituzioni nazionali, della riconciliazione e dibattito nazionale, mentre lo scoglio della transizione resta apparentemente insuperabile.
In concomitanza con la chiusura del “Ginevra 2” sono arrivati da Londra i dati dell’Osservatorio siriano per i Diritti umani, vicino alle opposizioni, che suonano come una sentenza: in tre anni di guerra civile i morte sono 140.041 persone, tra le quali 49.951 civili, di cui 7.626 bambini e 5.064 donne.
