di Fabrizio Montagner –

I media iraniani hanno oggi diffuso le dichiarazioni del generale di brigata e ministro della Difesa Hossein Dehqan, il quale ha sostenuto che già otto mesi fa Teheran aveva comunicato a Washington di un traffico di gas sharin in Siria, nelle file dei ribelli.

Dehqan ha quindi affermato che “la minaccia di un attacco militare col pretesto dell’uso di armi chimiche in Siria arriva dopo che gli Usa hanno ignorato gli avvertimenti dell’Iran circa gas Sarin che veniva portato in Siria otto mesi fa, praticamente spianando la strada per attacchi chimici in Siria”.

Effettivamente va ricordato sia che la Siria è il paese con il maggior arsenale di armi chimiche al mondo e che alcuni depositi si trovano nella zona controllata dai ribelli, come pure che a maggio  l’ex Procuratore del Tribunale penale internazionale ed attuale membro della Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite sulle violazioni dei diritti umani in Siria, la svizzera Carla Del Ponte, aveva affermato che nel conflitto già erano state utilizzate armi chimiche, ma non dalle truppe del regime di al-Assad, bensì dagli insorti. “I nostri ispettori sono stati nei Paesi vicini a intervistare vittime, medici e negli ospedali da campo – aveva spiegato in maggio la Del Ponte all’emittente svizzera italiana – . In base ai loro resoconti della scorsa settimana ci sono sospetti forti e concreti, ma non prove inconfutabili, dell’uso di gas sarin”; tuttavia ad “oltrepassare la linea rossa” indicata dal presidente degli Stati Uniti, Barak Obama, “sono stati i ribelli, l’opposizione, non le autorità del governo siriano