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Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio siriano per i diritti umani (organizzazione vicina alle opposizioni, con sede a Londra ma che ha dimostrato in più occasioni di avere il polso della situazione), ha comunicato oggi che i miliziani dell’Isis hanno minato l’antica città di Palmira, riconosciuta dall’Unesco come patrimonio dell’umanità.
“Non sappiamo se lo scopo sia far saltare in aria le rovine o impedire alle forze del regime di avanzare nella città”, ha affermato Rahman, il quale ha spiegato che “Le forze del regime sono a ovest, fuori dalla città, e negli ultimi giorni hanno ricevuto rinforzi, suggerendo che possono avere in programma un’operazione per riconquistare Palmira”.
Palmira si trova sulla via per Damasco e la sua conquista, avvenuta il 21 maggio e costata 400 morti, permetterebbe ai miliziani di sferrare un consistente attacco sulla capitale siriana.
Negli ultimi giorni gli aerei siriani hanno colpito duramente le posizioni dei miliziani, cosa che fa presagire una controffensiva nella zona.
Anche il capo del dipartimento archeologico, Maamoun Abdulkarim, ha confermato che le antiche rovine sono state minate ed il timore è che possano fare la stessa fine di altri siti archeologici come le città di Nimrud, Hatra e Ninive, polverizzate dalla furia e dalla cecità jihadista.
Abdulkarim, che prima dell’arrivo dei jihadisti aveva provveduto a far arrivare “in un posto sicuro” le principali opere, per lo più di epoca romana, ha rivolto oggi un appello ai residenti, capi-tribù locali ed alle autorità religiose di “intervenire ed impedire quello che è avvenuto nel nord dell’Iraq”.

