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Aleppo distruttaL’Onu ha chiesto oggi una tregua umanitaria di 48 ore nell’area di Aleppo, dove due milioni di civili risultano essere in uno stato di carenza dei generi di prima necessità, dell’energia elettrica e del’acqua potabile.

Yacoub el-Hillo, coordinatore residente dell’Onu per gli affari umanitari in Siria, e Kevin Kennedy, coordinatore umanitario regionale per la crisi siriana hanno segnalato che i bombardamenti di entrambe le parti in lotta hanno distrutto in più punti la rete idrica, e che “l’acqua dei pozzi e delle cisterne non è nemmeno lontanamente sufficiente per rispondere alle esigenze della popolazione”.

Hanno inoltre sottolineato che sono ormai “innumerevoli i civili uccisi e feriti nei bombardamenti” sia dei ribelli-jihadisti che dell’esercito regolare e che “continuano gli attacchi su ospedali e cliniche”.

“Le Nazioni Unite – hanno affermato i due rappresentanti – sono pronte ad assistere la popolazione civile di Aleppo, una città ora unita nella sofferenza. I civili, compresi i malati e i feriti, devono essere raggiunti con operazioni per le vie più rapide attraverso le linee e attraverso la frontiera dalla Turchia. Devono essere assistiti senza discriminazioni e ovunque si trovino. Tutte le parti devono garantire la sicurezza, la salvezza e la dignità di tutti i civili”.

Incominciate alcuni mesi fa, le operazioni siriane su Aleppo sono state un attacco preventivo dopo che i satelliti russi avevano permesso di appurare l’ammassamento di jihadisti pronti a lanciarsi in un’offensiva. Si trattava dei miliziani di Jabat al-Nusra (oggi Jabhar Fath al-Sham), diramazione siriana di al-Qaeda e come tale esclusi dalla tregua del 27 febbraio, e dei loro alleati di Jaysh al-Islam e di Ansar al-Sham, i quali, pur sedendo al tavolo delle trattative di Ginevra in forza alla composita delegazione delle opposizioni (Hnc), non hanno rispettato la tregua ed hanno continuano a combattere.

E’ stata invece disattesa la proposta di perdono presidenziale lanciata da Bashar al-Assad per chi si fosse arreso dal 28 luglio entro i tre mesi, la quale prevedeva anche l’apertura di quattro corridoi di cui tre umanitari ed uno a nord per i militari intenzionati a depositare le armi.