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Secondo il 74enne Michel Kilo, noto intellettuale originario di Latakia ed esponente delle opposizioni al regime di Bashar al-Assad, “Padre Paolo Dall’Oglio è vivo e sta bene. Si trova in una prigione posta nelle vicinanze della cittadina siriana di Raqqa e controllata da militanti iracheni dello Stato Islamico. Nelle stessa prigione potrebbero trovarsi altri ostaggi occidentali, tra cui le due cooperanti italiane rapite di recente”.
Quanto affermato da Kilo è stato raccolto dal Corriere della Sera, testata alla quale ha detto che “purtroppo la situazione si sta complicando” in quanto “rischia molto più di prima. Non è più una questione di prezzo. La partecipazione militare italiana alla nuova coalizione guidata dagli americani contro lo Stato Islamico introduce l’elemento politico. Un conto è mandare aiuti civili, un altro spedire armi. Lo abbiamo appena visto con la decapitazione dell’ostaggio inglese. Gli jihadisti ricattano e puniscono i Paesi che si alleano contro di loro”.
In maggio Abu Ibrahim al-Raqqawi, attivista dell’organizzazione umanitaria siriana “Raqqa is being slaughtered silently” (Raqqa viene sgozzata in silenzio), aveva dichiarato al sito “Tahrir Syria”, che il padre gesuita romano, fondatore della comunità Mar Musa (Monastero di san Mosè l’Abissino), situata nel deserto della Siria, sarebbe stato ucciso già due ore dopo il suo rapimento, avvenuto il 27 luglio 2013, ad opera dei miliziani del gruppo terrorista dello “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” (Isil).
A rivelarlo ad al-Raqqawi sarebbe stato uno jihadista membro dell’Isil che, secondo il sito, “ha parlato solo ora per paura di possibili ritorsioni

