di Enrico Oliari

Proseguono senza sosta i bombardamenti aerei russi contro obiettivi dell’Isis in Siria, ma oggi sotto attacco vi è anche la Russia, accusata dalle potenze occidentali e in particolare da Francia e da Stati Uniti di ave colpito non lo Stato Islamico, bensì i ribelli anti al-Assad. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius ne è convinto, “Esistono indicazioni del fatto che le incursioni russe non abbiano preso di mira il Daesh”, pertanto “Sarà necessario verificare quali ne fossero gli obiettivi”.

Le stesse preoccupazioni sono state espresse dal segretario di Stato Usa John Kerry, il quale ha affermato di “aver comunicato e ripetuto i timori già espressi nella riunione del consiglio dell’Onu. Timori che riguardano la natura e il tipo degli obiettivi colpiti dai russi e la necessità di chiarire questi dubbi. Una cosa è colpire l’Isis, ma se non è questo ciò che sta avvenendo dobbiamo esprimere profonde preoccupazioni”.

Stando ai ribelli ad essere centrati dai missili dei caccia russi sarebbero state le città di Homs, Latakia e Hama, e vi sarebbero anche vittime civili; la tv satellitare araba al-Majadeen, con sede ha Damasco, ha riferito di obiettivi dell’Esercito libero siriano, detto “della conquista”, colpiti nella cittadina di Jisr al-Shughour dai caccia russi.

Mosca tuttavia non ci sta e il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha rigettato le accuse: “I nostri jet – ha afferamto Lavrov – hanno come obiettivo la sconfitta dei terroristi dello Stato Islamico. Queste voci sono infondate e l’ho chiarito in un incontro con il segretario di Stato John Kerry”.

La situazione è, come sempre in questi casi tutt’altro che chiara: i ribelli dell’Esercito libero siriano sono finanziati e armati dagli Stati Uniti, dalla Turchia e da altri paesi alleati, al pari della Russia e dell’Iran che sostengono, armano e finanziano il presidente siriano Bashar al-Assad, ed entrambe le coalizioni sono in guerra con l’Isis. Se confermate le accuse che vedrebbero i jet russi colpire i ribelli, si creerebbe un’incrinatura dei già fragili equilibri e, se non un casus belli, di certo un motivo di ulteriori attriti. Al momento appare poco probabile l’interesse di Mosca muoversi in Siria senza tenere presente della delicata situazione e degli equilibri internazionali.

Lavrov si è visto a New York con l’omologo John Kerry, e al termine dell’incontro il ministro russo ha detto che “Faremo di tutto per evitare incidenti non voluti e siamo d’accordo sulla necessità di avviare un processo politico che porti a una Siria democratica e unita”. Anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha assicurato che i raid russi stanno colpendo “una lista ben conosciuta di organizzazioni terroristiche, e gli obiettivi sono scelti insieme alle forze armate siriane”.

A New York la Russia ha presentato una proposta di risoluzione per la creazione di una coalizione anti-Isis che includa anche l’Iran e la Siria di Bashar al-Assad, ma già vi si sono opposi i paesi arabi tra cui l’Arabia Saudita e gli altri Paesi del Golfo; il ministro degli Esteri saudita Esteri Adel al-Jubeir ha ribadito che “Non c’è futuro per Assad in Siria, con tutto il rispetto per i russi o per chiunque altro”.