di Guido Keller – 

Permane la situazione di stallo in Siria, dove si susseguono senza fine le stragi, anche di bambini, operate dalle Forze di Bashar al-Assad, le quali intervengono persino con missili Scud per cobattere gli insorti ed i loro alleati, non facendo caso se sotto i colpi finiscono anche interi quartieri abitati di città.

Infatti l’inviato speciale di Onu e Lega Araba per la Siria, Lakhadar Brahimi, di cui si vociferano prossime dimissioni, è uscito dall’incontro con il presidente egiziano Morsi con la triste costatazione che, fino ad oggi, non è stato fatto nessun progresso sulla via della pace.

A rendere difficoltosa, se non impossibile, un’azione che porti ad una tregua duratura vi è anche la cospicua presenza in Siria, a fianco degli insorti, di cellule jihadiste delle più svariate ispirazioni, tanto che la Coalizione nazionale delle opposizioni, guidata da Moaz al-Khatib, ha condannato l’annunciata affiliazione della formazione di Jabaht al-Nusra ad al-Qaida.

E così, come si legge in un comunicato, “la Coalizione ammonisce il gruppo a rimanere nell’ambito delle aspirazioni del popolo siriano e sostenere la libertà di tutti i gruppi; (…) queste iniziative fanno solo il gioco del regime”.

Infatti nei giorni scorsi Abu Bakr al-Baghdadi, leader dell’organizzazione, aveva fatto sapere che “è giunto il momento di proclamare al mondo intero che il Fronte al-Nusra non è che una branca dello Stato islamico in Iraq” e che è disposto ad allearsi ad altri gruppi jihadisti siriani “a condizione che il Paese (la Siria, ndr) e in suoi cittadini vengano governati secondo i precetti di Allah”.

Ad Idlib e non solo si sono concentrati gruppi di giovani jihadisti provenienti dalla Tunisia (dove il governo sta correndo ai ripari per fermarne le partenze) e dalla Libia, molti dei quali sono già periti negli scontri: si ha notizia di 130 di loro morti nel tentativo di prendere l’aeroporto di Aleppo e di 40 rimasti uccisi domenica 14 aprile ad Idlib.

Va anche detto che ormai non è più un mistero l’aiuto che l’Iran e quindi gli Hezbollah libanesi stanno dando ai combattenti filo-regime, ma è altresì palese che è proprio la radicalizzazione dell’insurrezione, oltre alla massiccia presenza in Siria di Mosca, che considera il paese mediorientale come propria zona di influenza militare, a tenere lontano le forze occidentali dal conflitto.

A Tartus infatti la Russia possiede l’unica e nutrita base  in un panorama che va dal Marocco al Kirghizistan (con esclusione dell’Iran) che vede le varie nazioni ospitare basi statunitensi.