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C’è attesa per la riunione che si dovrebbe tenere a giorni sulla crisi siriana, dove si cercherà di arrivare ad una soluzione che prevede la nascita di un governo di unità nazionale con elementi lealisti e dell’opposizione.

I nodi ancora da risolvere sono in particolare l’elenco delle organizzazioni delle opposizioni in modo da separare gli insorti dai terroristi (le sfumature di grigio sono molte), e il ruolo del presidente Bashar al-Assad nella Siria di domani: rispondendo alla tedesca Die Bild a proposito di un’eventuale asilo politico di al-Assad in Siria, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che “Penso che sia abbastanza prematuro discutere di questo”, “Abbiamo concesso l’asilo politico al signor Snowden, cosa che era molto più difficile di quanto lo sia concederlo ad al-Assad”.

Per Putin le prossime elezioni in Siria saranno “condotte democraticamente, al-Assad probabilmente non avrà alcun bisogno di lasciare il paese” e “non è importante se rimarrà presidente o meno”. La soluzione passerà per una riforma costituzionale e per “elezioni parlamentari e presidenziali anticipate” che siano “basate sulla nuova Costituzione”.

Lo scorso 5 ottobre, rispondendo ad un’intervista trasmessa dall’emittente iraniana Khabar Tv, il presidente siriano Bashar al-Assad ha per la prima volta manifestato la disponibilità a fare un passo indietro. Pur ribadendo che “ogni discorso sul sistema di Stato e sulle autorità del Paese è un affare interno della Siria” e che “sosteniamo ogni mossa politica che vada in parallelo con la lotta al terrorismo”, al-Assad ha affermato che “se la soluzione dovesse essere il mio uscire di scena, non esiterò a farlo”.