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A pochi giorni dalla sua visita in Turchia il presidente russo Vladimir Putin ha fatto sapere che la Russia continuerà ad aiutare “i governi di Siria, Iraq e altri Paesi dell’area a contrastare gli estremisti”.
Ha così voluto lanciare un chiaro messaggio al padrone di casa, il presidente Recep Tayyip Erdogan, il quale ha avuto un ruolo di primo piano, insieme a monarchie del Golfo e a paesi occidentali, a far nascere e sviluppare l’Isis, quale arma contro Bashar al-Assad.
La Siria è legata a doppio filo alla Russia, tanto che è palese il sostegno bellico inviato da Mosca a Damasco, come pure che il paese mediorientale ospita quella che fino a poco fa era l’unica base russa nel Mediterranero, ovvero la fornitissima base di Tartus (oggi ne è in costruzione una ad Alessandria).
La Turchia, invece, che fino a poco fa concedeva il transito dei jihadisti provenienti dal Nordafrica, dall’Occidente e dal Caucaso, non solo non è intervenuta per aiutare i curdi a spezzare l’assedio dell’Isis sulla città di Kobane, distante solo poche centinaia di metri dal confine, ma addirittura continua ad ospitare nelle proprie strutture sanitarie pubbliche i jihadisti feriti, come pure ad acquistare il petrolio raccolto dai miliziani, cosa che li finanzia.
Putin ha continuato affermando all’agenzia turca Anadolu che “Siamo pienamente consapevoli del fardello imposto alla Turchia dal violento conflitto in corso nei Paesi confinanti, come pure del principale rischio di ulteriore aggravamento della situazione che deriva dalle attività del cosiddetto Stato Islamico e di altri gruppi radicali che un tempo erano attivamente al servizio di Paesi occidentali, che hanno flirtato con loro e li hanno incoraggiati”.
“Continueremo a fare tutto il necessario per aiutare il popolo siriano a superare i tragici eventi e a trovare pace ed armonia il più presto possibile. Questo è il nostro obiettivo nei contatti con il governo siriano, con vari gruppi dell’opposizione, con partner regionali e internazionali”, ha concluso il presidente russo.

