di Angelo Gambella

Non si arrestano le polemiche internazionali dopo il raid di domenica da parte di aerei della coalizione a guida Usa sull’esercito siriano a Deir Ezzor.

Il coinvolgimento degli stati nel raid, in cui hanno perso la vita 80 militari e che ha consentito all’Isis di prendere il possesso di posizioni strategiche in altura, è ufficialmente salito a 4.

Agli Stati Uniti, che per primi hanno parlato di “incidente” attraverso il Centcom, si sono aggiunti dapprima l’Australia, per ammissione del ministero della Difesa senza specificare la natura degli aerei coinvolti, quindi la Danimarca, e per ultimo il Regno Unito, con un comunicato di qualche minuto fa del ministero della Difesa. Dalla Danimarca, che dichiara di aver fermato i due F16 quando hanno avuto notizia dai russi degli obiettivi errati, filtra che sarebbe “deplorevole se la coalizione attacca forze diverse dall’Isis”.

La prima reazione di Mosca è stata alquanto dura: “dopo l’attacco siamo arrivati alla tragica conclusione che Washington difende l’Isis”, laddove si vuole in qualche modo distinguere la Casa Bianca dagli Stati Uniti.

Intanto, il presidente siriano Bashar al-Assad è intervenuto oggi in un colloquio con il ministero degli Esteri iraniano, parlando di “palese aggressione americana”.

La provincia di Deir Ezzor, nella Siria orientale, è quasi interamente nelle mani dell’Isis, mentre l’esercito siriano controlla alcuni quartieri della città, l’aeroporto, una base militare e un ridotto entroterra sulla strada verso Palmira dove è presente un importante giacimento petrolifero.

L’assedio dell’Isis sulla città è di lunga durata ed è attenuato dal solo ponte aereo attualmente non operativo a causa del controllo da parte dei miliziani del monte che sovrasta l’aeroporto.

In queste ore sono in corso scontri nei quartieri orientali dove l’esercito siriano sta tentando di riprendere il controllo di alcuni palazzi, dopo aver fatto detonare un tunnel utilizzato dai jihadisti. Raid aerei russo-siriani sono effettuati sui quartieri dall’altra parte dell’Eufrate, sulla periferia e sulle strategiche colline di Turdah.