di Enrico Oliari –
Zahran Alloush, uno dei massimi esponenti della rivolta armata siriana e capo dell’”Esercito dell’Islam (“Jaysh al-Islam”) è rimasto ucciso in una serie di raid aerei (13 in tutto), secondo alcune fonti portati a termine dall’Aviazione siriana, secondo altre, come l’Osservatorio siriano per i diritti umani (organizzazione legata alle opposizioni e con sede a Londra), dagli aerei russi.
L’Esercito dell’Islam, sostenuto economicamente e con le forniture di armi dall’Arabia Saudita, conta 20mila combattenti in lotta contro Bashar al-Assad, i quali controllano alcuni quartieri nella parte nord-orientale di Damasco e che hanno la roccaforte in Duma, a una quindicina di chilometri dalla capitale. Jaysh al-Islam si rifà all’Islam moderato ed è in contrapposizione ai gruppi jihadisti.
Prima di creare Jayash al-Islam, con il padre Abdallah, salafita siriano che abita in Arabia Saudita, aveva fondato “Liwa al-Islam” (Brigata dell’Islam), uno dei primi gruppi armati di opposizione al regime siriano.
L’uccisione di Alloush cade nel momento in cui Russia, Usa e potenze varie stanno stilando al lista dei gruppi e delle fazioni da riconoscere nelle trattative di pace, e qui vi è il sospetto che lo scopo sia stato proprio quello di eliminare un personaggio scomodo in vista dei colloqui che si terranno a gennaio. Tanto più che Alloush è stato colpito in un edificio di Otaya, nella regione della Ghuta orientale, insieme ad altre 13 persone convenute per una riunione operativa.
Ad Alloush è succeduto Abo Hammam al-Bwaydani, di Duma.
Nel caso fossero stati aerei russi, va detto che non sarebbe la prima volta che Mosca colpisce i ribelli, specie quelli stanziati nel nord del paese legati ad al-Qaeda (Jabat al-Nusra), in un intervento su richiesta di Damasco che va di pari passo con i finanziamenti e le forniture alle opposizioni da parte di altre potenze straniere, specialmente dell’Arabia Saudita, della Turchia e del Qatar.
Sempre dalla Siria è giunta oggi la notizia della liberazione da parte dell’Isis di 25 ostaggi cristiani di rito assiro, tra cui donne e 16 bambini, parte di un più cospicuo gruppo di 230 persone rapite con la conquista da parte dei jihadisti di alcuni villaggi cristiani.
L’Organizzazione per i diritti umani dei cristiani assiri, che ha sede a Stoccolma, ha comunicato che la liberazione è stata frutto di un negoziato tra la Chiesa assira e l’Isis.

