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Un raid della coalizione anti-Isis su Mosul dello scorso 24 gennaio ha portato alla morte di Abu Malik, esperto di armi chimiche formatosi sotto il regime di Saddam Hussein ed affiliato ad al-Qaeda dal 2005, per poi unirsi all’Isis.
Ne ha dato notizia il Comando centrale delle Forze Usa aggiungendo che “La sua morte dovrebbe temporaneamente degradare la rete terroristica, diminuendo l’abilità dell’Isis di produrre e usare armi chimiche contro gente innocente”.
Al-Jazeera riporta che non vi sono mai stati segnali che l’Isis possieda un arsenale di armi chimiche, per quanto vi siano state accuse dell’impiego di gas di cloro, classificato come “agente di soffocamento” anche se non così letale come agenti nervini.
Il 24 ottobre 2014 il Washington Post ha riportato la notizia, a dire il vero non nuova, dell’impiego di armi chimiche da parte dei jihadisti dell’Isis contro i militari di Baghdad. L’attacco con gas di cloro risaliva al 15 settembre scorso ed ha costretto al ricovero in ospedale 11 membri delle forze di sicurezza irachene.
Il 9 luglio 2014 il rappresentante dell’Iraq all’Onu, Mohamed Ali Alhakim, ha reso noto al Segretario Generale Ban Ki-moon che i jihadisti hanno preso il controllo l’11 giugno di una fabbrica di armi chimiche a Muthanna, 70 km a nord-ovest di Baghdad, attiva all’epoca di Saddam Hussein ed oggi deposito di sostanze chimiche e di missili caricati con Sarin e con gas nervino, anche se questi ultimi difficilmente utilizzabili.

