di Enrico Oliari

Nulla è stato più lontano dall’auspicata soluzione politica della crisi siriana di quanto accaduto ieri all’Onu. La convocazione di urgenza del Consiglio di sicurezza a seguito dell’intensificarsi dei bombardamenti russo-siriani sulle posizioni dei ribelli e dei jihadisti di Aleppo est si è tradotta in uno scandaloso rimpallo di accuse fra Mosca e Washington che ha annichilito la politica dei piccoli passi fatta anche di recente dal segretario di Stato Usa John Kerry e dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov.

Ad Aleppo la situazione resta drammatica, con 250mila civili bloccati nella parte orientale della città mentre gli aerei russi e quelli siriani colpiscono, non certo con precisione chirurgica, i jihadisti di al-Qaeda (Jabat al-Nusra, oggi Jabhar Fath al-Sham) e i loro alleati salafiti di Yaish al-Islam e di Ansar al-Sham, quelli che l’occidente si ostina a definire “ribelli moderati” ma che hanno rifiutato per primi la tregua del 10 settembre.

Unica nota positiva è che quattro convogli di aiuti sono arrivati alla popolazione stremata di due centri assediati dai regolari e di altri due assediati dai ribelli.

Ad affondare il fioretto è stata l’ambasciatrice statunitense all’Onu Samantha Power, per la quale “Quello che la Russia sta sponsorizzando in Siria non è lotta al terrorismo, ma barbarie”. “Mosca – ha aggiunto il collega britannico Matthew Rycroft – collabora col regime siriano per commettere crimini di guerra”. Duro anche l’intervento del rappresentante francese Francois Delattre, per il quale “I crimini di guerra compiuti” ad Aleppo “non possono restare impuniti”.

A loro ha risposto il rappresentante russo Vitaly Churkin, il quale ha ricordato che “Il caos in Medio Oriente lo avete provocato voi, distruggendo l’equilibrio del passato. Ora usate i terroristi di al-Nusra per abbattere il governo siriano”. Churkin ha detto in materia di tregua che “Prima avete detto per 3 giorni. Ci siamo accordati. Poi avete detto che il presidente degli Stati Uniti ha cambiato idea, per cui ci vogliono 7 giorni”. (…) “Questi tatticismi non possono continuare all’infinito. Non accetteremo più passi unilaterali”. “Abbiamo indicato chiaramente la nostra posizione – ha insistito il rappresentante della Russia -. Abbiamo bisogno di un processo serio, senza imbrogli e senza che qualcuno cambi le proprie condizioni ogni tre giorni. L’accordo c’è, quello che serve è implementarlo, non cambiare le posizioni. Se continueranno a comportarsi così, è estremamente difficile avere un processo serio”.

Per qualche minuto è sembrato di essere tornati ai tempi della Guerra Fredda, ai tempi Krusciov. Tant’è che non appena l’ambasciatore siriano Bashar Jaafari la preso la parola, i rappresentanti di Francia e Gran Bretagna si sono alzati ed hanno lasciato l’aula: Jaafari ha ripreso il concetto di Churkin, “Siete voi che usate i terroristi di al-Nusra per colpire il nostro governo”.

Deluso l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la crisi siriana Staffan de Mistura, il quale contava di riprendere i colloqui di Ginevra già questa settimana: dopo la crisi che si è consumata ieri all’Onu de Mistura punta al minimo sindacale, ad una “Tregua umanitaria di 48 ore, per la consegna degli aiuti umanitari e l’evacuazione dei feriti”. Ha quindi auspicato che questa pausa possa spingere Russia e Usa a resuscitare la tregua, dal momento che “Possono bloccare i combattimenti. Il 9 settembre hanno preso un impegno davanti al mondo, lo rispettino”. “Dobbiamo andare avanti a negoziare, perché non ci sono alternative – ha aggiunto il diplomatico, per il quale – , dobbiamo continuare a spingere per costruire una tregua e poi un’intesa. Dal punto di vista politico la soluzione della crisi siriana è nell’interesse sia dei russi che degli americani” e “senza un accordo tra russi e americani non si può risolvere la crisi siriana. “Questo lo sanno bene sia a Washington sia a Mosca”.