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L’Isis ha colpito oggi in Siria con una serie di attentati che hanno avuto come obiettivo le città costiere di Tartus e di Jables, entrambe fedeli al governo di Damasco; fin dai tempi dell’Unione Sovietica, Tartus è sede di un’importante base militare russa, forte di mezzi navali, sottomarini, aerei e uomini.

Gli attentati sono stati pressoché in simultanea, ed hanno causato un centinaio di morti.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione vicina alle opposizioni con sede a Londra ma che in più occasioni ha dato prova di avere il polso della situazione, ha reso noto che “Almeno 48 persone sono state uccise a Tartus e 53 a Jableh dall’esplosione simultanea di sette autobomba, cinque delle quali guidate da kamikaze”. Rami Abdel Rahman, direttore dell’Osservatorio, ha aggiunto che “si tratta perlopiù di vittime cvivili”, come pure ”degli attentati più sanguinosi in queste due località dall’inizio della guerra, cinque anni fa”.

Obiettivi dei terroristi sono stati quartieri residenziali e stazioni degli autobus. Nella nota di rivendicazione l’Isis (Daesh) ha comunicato che sono stati colpiti “assembramenti di alawiti” nelle due città, cioè la minoranza sciita a cui appartiene il presidente Bashar al-Assad.