di Guido Keller –

La tregua umanitaria di tre ore ad Aleppo, dalle 10 alle 13 locali, indetta due giorni fa dalla Russia, è servite a far giungere agli abitanti modiche quantità di viveri e di medicinali soprattutto da parte dei contadini e dei produttori della regione di Idlib, ma scontri vi sono stati comunque, con i ribelli che hanno accusato le forze regolari di essere riscorse ad ordigni al cloro. Sul caso sta indagando l’Onu, cosa confermata dall’inviato per la crisi siriana Staffan de Mistura, ma quello che appare scandaloso è che le organizzazioni internazionali non abbiano approfittato della finestra di tempo per aiutare la popolazione. De Mistura si è giustificato dicendo che “sono troppo poco tre ore di tregua, ne servirebbero almeno 48, come dalla proposta che abbiamo fatto” il 9 agosto.

Mohammed Rasheed, portavoce di Jaish al-Nasr (gruppo di ribelli attivo nella provincia di Idlib e di Hama), ha affermato che i militari di Damasco “hanno cercato di avanzare nella zona di Ramousah, dove è stato avvistato un forte aumento di aerei da guerra russi”.

Ramousah (Ramussa) è la parte a sud-ovest della città dove lo scorso 7 agosto i ribelli di Ahrar al-Sham e di Jaysh al-Islam hanno aperto un varco nell’accerchiamento.

Incominciate alcuni mesi fa, le operazioni siriane su Aleppo sono state un attacco preventivo dopo che i satelliti russi avevano permesso di appurare l’ammassamento di jihadisti pronti a lanciarsi in un’offensiva. Si trattava dei miliziani di Jabat al-Nusra (oggi Jabhar Fath al-Sham), diramazione siriana di al-Qaeda e come tale esclusi dalla tregua del 27 febbraio, e dei loro alleati di Jaysh al-Islam e di Ansar al-Sham, i quali, pur sedendo al tavolo delle trattative di Ginevra in forza alla composita delegazione delle opposizioni (Hnc), non hanno rispettato la tregua ed hanno continuano a combattere.

E’ stata invece disattesa la proposta di perdono presidenziale lanciata da Bashar al-Assad per chi si fosse arreso dal 28 luglio entro i tre mesi, la quale prevedeva anche l’apertura di quattro corridoi di cui tre umanitari ed uno a nord per i militari intenzionati a depositare le armi.