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L’Unicef ha comunicato oggi che sono 400mila i civili intrappolati a Homs: in una nota diffusa dal direttore esecutivo dell’organismo internazionale, Anthony Lake, si legge che “Le condizioni delle donne e dei bambini a Homs è peggiorata rapidamente” e che “nuovi posti di blocco stanno impedendo agli aiuti di entrare nel quartiere di al-Waer”. Lake si chiede come sia “Possibile che tutti coloro che sono coinvolti negli scontri non concordino sul fatto che donne e bambini innocenti di Homs, e in tutta la Siria, debbano essere tutelati dalle sofferenze?”. Ad al-Waer si erano rifugiati gli abitanti degli altri quartieri di Homs in quanto la zona era data per sicura, ma ora “stanno vivendo in edifici parzialmente distrutti, scuole e altre strutture pubbliche” in una situazione aggravatasi, “con scontri quotidiani, razzi e colpi di mortaio che causano molte vittime”.
L’esponente dell’Unicef ha chiesto quindi “a tutte le parti a facilitare un accesso sicuro alle famiglie per fornire assistenza essenziale e a quelle intrappolate ad al-Waer che se ne vogliono andare in modo sicuro e dignitoso”.
Da Damasco l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha fatto sapere che vari gruppi anche qaedisti, come “Liwa al-Islam, il Fronte al-Nusra, il battaglione al-Tawhid, Maghaweer e il battaglione dei Martiri di Qalamun hanno preso il controllo di un deposito di munizioni vicino al villaggio di Qaldun nella zona di Qalamun”, entrando così in possesso “di armi anti carro armato e missili Grad terra-a-terra, oltre che a varie munizioni, dopo gli scontri nella notte tra venerdì e sabato”.

