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Lajcak miroslavLa Slovacchia si è augurata oggi che gli otto suoi cittadini detenuti da mesi in Iran, dove si erano recati per praticare il parapendio, per presunto spionaggio siano rilasciati. “Stiamo trattando con la parte iraniana e questi segnali positivi ci dannno una ragione di cauto ottimismo”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Peter Susko. “Noi speriamo – ha aggiunto – che il caso sia risolto con successo”. Il console slovacco a Teheran ha potuto far visita ai giovani uomini, dopo l’arresto, ha spiegato il ministro degli Esteri Miroslav Lajcak. Gli otto, che intendevano fare un documentario “dal punto di vista degli uccelli”, sono stati arrestati a maggio con l’accusa di aver fotografato aree vietate, tra le quali strutture nucleari.

Il gruppo ha già fatto, lo scorso anno, un documentario incentrato sul parapendio sull’Himalaya, durante un viaggio in India. Erano in Iran per girare il materiale per il loro secondo film, secondo quanto hanno riferito i loro amici, ribadendo che non si tratta di spie. La giustizia iraniana, il mese scorso, ha comunicato che avrebbe processato nove persone – gli otto slovacchi e un iraniano – per “attività illegali, tra le quali fotografare aree vietate” nella provincia di Isfahan. Quella stessa provincia ospita strutture nucleari, a partire dall’impiato per l’arricchimento di uranio di Natanz. Il procuratore iraniano Gholam Hossein Mohseni Ejeie accusa inoltre i nove di aver contrabbandato “equipaggiamento” non meglio specificato. Secondo i media slovacchi i parapendiisti sono finiti nei guai per aver usato dei walkie talkie a due bande, vietati in Iran, e videocamere studiate per gli sport estremi